Intervista a Maria Masau Dan

Intervista Masau Dan

Fotografia di Gianna Omenetto

D:Il suo incarico la porta spesso a vivere a stretto contatto con il mondo dell’architettura. Cosa ne pensa del ruolo dell’architetto nel panorama culturale italiano attuale? E’ realmente percepita come una figura capace di dare qualità alle trasformazioni urbane?
R:Sono convintissima della centralità del ruolo dell’architetto, ma non sono certa che sia un pensiero diffuso. Lo credo proprio perché nel mio lavoro ho avuto moltissime occasioni di avere a che fare con gli architetti e quindi ho avuto la possibilità di apprezzare questo connubio tra formazione teorica e capacità di tradurre in pratica: si tratta di una professionalità completa che dà molto quando si ha a che fare con qualcosa di nuovo da inventare, da progettare, come può essere una mostra, un’ambientazione. Io, da storica dell’arte, ho le idee chiare su quello che può essere il lavoro di selezione delle opere ma molto spesso mi manca la capacità di metterle in rapporto con lo spazio e in questo senso l’architetto nel mio lavoro ha sempre avuto un ruolo importante.
D:Abbiamo parlato con Carlo Importuna ed eravamo incuriositi dal suo allestimento, ha creato una densità fatta di spazi intimi, sembra un approccio più da architetto che da artista…
R:Sì, a volte l’artista lavora solo sull’opera senza porsi il problema dello spazio che è il vero nodo di un allestimento. Sono rimasta sorpresa, perché è un’invenzione davvero insolita, non è basata solo sui soliti elementi, forma, colore, etc., ma c’è anche un contenuto, l’idea dell’umanità data da queste figure.
D:Il progetto di Scarpa per il museo Revoltella, con tutto il travaglio che conosciamo, è un approccio coraggioso rispetto la città storica, secondo lei perché non si è più tentato qualcosa di simile all’interno del centro storico di Trieste?
R:Anche io me lo domando, perché è stata un’esperienza felice. Oggi noi ci ritroviamo nella situazione in cui molti vengono da fuori a visitare il museo di Scarpa: ha dato un’impronta che colpisce, che desta una certa curiosità. Credo che il travaglio che ha accompagnato la realizzazione di questo museo, con interruzioni, contrasti tra Scarpa e l’amministrazione, abbia creato una certa diffidenza da parte dell’ente pubblico per quel tipo di architetto, così fuori dagli schemi. Scarpa è una figura di architetto molto romantica dal punto di vista creativo, cambia all’ultimo momento, modifica, e necessita di un partner pronto a seguirlo.
D:Nonostante sia un progetto datato, lo riteniamo molto attuale perché nel panorama italiano una delle future vie sarà l’innalzamento degli edifici anche nei centri storici. Il Museo Revoltella di Scarpa può essere un esempio da seguire o quantomeno studiare…
R:Da un certo punto di vista è un progetto datato, però, anche guardando uno dei progetti esposti nella Piazza dell’Architettura, di Alvaro Siza, ho notato che questa compenetrazione di spazi, balconate, gallerie, caratterizzano ormai molti musei di arte contemporanea, come il Revoltella di Scarpa. Una dose di attualità va riconosciuta a Scarpa: il taglio delle pareti, e la fusione di spazi, è secondo me molto attuale.
D:Guardando i recenti progetti cittadini, il dibattito degli ultimi anni ha riguardato il parco del mare, progetto nato più da buoni propositi che da intenti reali, visto che i fondi non ci sono. Oltre alla mancanza di fondi, che cosa è mancato a questo progetto per poter decollare concretamente ?
R:Come tanti altri progetti che ciclicamente emergono con l’obiettivo di rilanciare il turismo culturale a Trieste, anche questo sembra nascere “contro” o in alternativa a strutture esistenti. La gran parte dei produttori di nuove idee a Trieste pensa di dover colonizzare un deserto. Ritengo che fino a quando non si farà un’analisi paziente delle risorse esistenti, dei risultati che producono, delle loro potenzialità, e, naturalmente, non si investirà per migliorare ciò che esiste, tutti i progetti resteranno utopie. Come il Parco del Mare anche l’Expo era stata progettata senza coinvolgere chi già opera nel campo delle esposizioni e gestisce piccoli o grandi flussi di persone. Diciamo che i politici sottovalutano i tecnici e si sopravvalutano. Mentre ricaverebbero maggiori benefici se si impegnassero nel loro compito principale, che è quello di favorire la messa a punto e la funzionalità di un sistema.
D:Forse il parco del mare avrebbe potuto coinvolgere le entità scientifiche cittadine (AREA, OGS, SISSA, etc.) per creare un parco con una parte per visitatori, ma con dietro un background di strutture che producono ricerca, brevetti. Forse l’approccio poteva essere più sistemico…
R:Certo, ad esempio l’oceanario di Lisbona è strutturato così e dietro la parte espositiva c’è il mondo scientifico, i laboratori che producono studi, ricerca. Questo è un po’ il limite della città, sceglie un filone e lo affronta isolatamente dal contesto.
D:Lo scorso anno qui al Museo Revoltella c’è stata la conferenza per il centenario di Rogers, quest’anno è conivolto in Piazza dell’Architettura, cosa ci possiamo aspettare di buono, dal punto di vista dell’architettura nei prossimi anni ?
R:Io penso che “Piazza dell’Architettura” sia un segno molto positivo, non solo per la capacità organizzativa e inventiva che ha dimostrato la categoria degli architetti e, in particolare, il gruppo degli organizzatori dell’evento, ma anche per la risposta della città. L’inaugurazione ha registrato la presenza di moltissime persone, c’erano tanti architetti, ma anche altri esponenti della cultura, politici, c’era una parte importante della città. Questa risposta è, secondo me, il segnale che dimostra la centralità degli architetti nelle scelte future per Trieste.
D:…ci auguriamo una Piazza dell’Architettura 2 insomma…
R:Sono molto ottimista riguardo alla Piazza dell’Architettura perché è la dimostrazione che esiste una “riserva di idee” in città, che è legata molto ai giovani e che ha tirato fuori risorse esistenti. E’ bastato svelarle, non si è dovuto creare qualcosa all’esterno, o in modo artificioso, come spesso succede nel mondo della cultura. Invece la Piazza dell’Architettura è una manifestazione molto significativa e una edizione 2 è quasi scontata, anche perché c’è stata unanimità di giudizi positivi.
Ringraziamo la Direttrice del Museo Revoltella per la disponibilità e desideriamo ricordarvi che all’interno dello stesso è presente una biblioteca/emeroteca con molte riviste di architettura, che potrebbe venire in soccorso agli studenti della Facoltà di Architettura di Trieste, la cui biblioteca di riferimento è rimasta gravemente danneggiata nei mesi passati.
Andrea, Francesco, Ignazio
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