Intervista a Marco Brizzi

La seguente intervista è stata trascritta dalla chiacchierata fatta con Marco Brizzi durante la serata del 29 Luglio, subito dopo la presentazione dei video partecipanti al festival BEYOND MEDIA a cura di IMAGE Archive.
Ctrl-x: visti i numerosi film sull’architettura, come Frank Gehry creatore di sogni , My architect o Koolhaas HOUSELIFE, si può dire che sia cambiato il modo di (rap)presentare l’architettura?
Brizzi: Certi film non cambiano il modo di rappresentare l’architettura ma denotano un cambio d’atteggiamento del pubblico nei confronti dell’architetto e dell’architettura.
L’architetto è tornato ad essere una figura non soltanto riconoscibile ma anche di pubblico interesse, perché la caratterizzazione delle personalità architettoniche ha fatto sì che gli architetti tornassero a diventare delle figure riconoscibili nell’universo sociale.
Questo non è necessariamente un bene o un male, però fa sì che l’attenzione dei media in questo momento si concentri anche su queste figure, che per decenni siano state marginalizzate dalla scena mediatica.
I film di cui parlate sono a diverso titolo espressione di altri aspetti, per esempio il film Koolhaas HOUSELIFE è opera di videomaker che hanno riconosciuto un opera architettonica singolarissima e hanno scelto un modo assolutamente originale per raccontarla, cioè scegliere il punto di vista della domestica, una guida imprevedibile e non convenzionale per conoscere la casa meglio di come si potrebbe conoscere se si seguissero le guide turistiche che portano le comitive in quella abitazione.
Frank Gehry creatore di sogni o My architect sono operazioni molto più strutturate e legate anche a delle forme di pubblicità.
Ctrl-x: O si tratta di un nuovo strumento per diventare più capillari e farsi capire meglio dalle persone?
Brizzi:Non lo direi un nuovo approccio perché comunque non è nuovo né sistematico, però oggi è data una diffusa attenzione al tema dell’architettura, che molto spesso questa passa per il video.
Ctrl-x: sempre più studi presentano le loro opere mediante il video…è un modo di comunicare o il sintomo del narcisismo degli architetti?
Brizzi:Sicuramente tutte e due le cose insieme ma, siccome sono uno di quelli che credono nella possibilità del progetto di trovare costantemente nuove vie per esprimersi e per svilupparsi, mi piace pensare che la prima delle due ipotesi sia più consistente.
Ctrl-x: lei, attraverso Image, si occupa anche di promozione di architettura.
In questi giorni, nelle interviste fatte agli studi, si è riscontrata una comune difficoltà ad individuare anche solo tre nomi di architetti nel panorama italiano. Secondo lei c’è un astro nascente nel panorama italiano?
Brizzi: Dipende dalle ottiche che si usano per riconoscere gli astri.
Astri nascenti ce ne sono di continuo. Siamo abituati, o vorrei dire viziati, a osservare i fenomeni architettonici secondo delle griglie che dire consumate o vecchie è dir poco. Quindi siamo costantemente alla ricerca delle nuove star, quando invece delle stelle bellissime, pulviscolari e diffuse, che non inseguono a tutti i costi l’obbiettivo di diventare delle grandi stelle, esistono.
Allora quello che proporrei è di ribaltare la domanda e di non andare a cercare la nascita di potenziali grandi star ma di osservare le piccole star, che comunque hanno una grandissima dignità di esistenza e che non perseguono solo l’obbiettivo di raggiungere la tappa più alta, ma perseguono l’obbiettivo di fare della buona architettura. E la fanno probabilmente meglio di quelli che diventano delle grandi star.
Le riviste non fanno altro che enfatizzare questo meccanismo, anche se, dopo la rivoluzione informatica e con la nascita delle riviste web, in parte anche in quella che gestisco io,hanno distrutto questa distanza fra gli architetti che meritavano di andare sulla carta e quelli che ancora non lo meritavano perché non erano diventati neanche delle nane.
Dopo questo fenomeno anche delle riviste cartacee, per fortuna, hanno preso l’abitudine di raccontare un orizzonte non necessariamente così aulico.
Ctrl-x: secondo lei, le riviste digitali come architettura.it, sono una alternativa o un’integrazione a quelle più tradizionali redatte sella carta stampata?
Brizzi: Le riviste digitali non sono un universo di elementi omogenei. Ci sono tante forme che cambiano, così come cambiano i fenomeni nel tempo.
Quando ho cominciato a fare architettura.it, che è nata nel 1995, veniva da dire rivista digitale perché la cosa più facile da realizzare era mutuare la forma e l’atteggiamento della rivista tradizionale, trasponendola nell’ambiente digitale, quindi mediando una forma che poteva essere molto più innovativa con una forma riconoscibile e comprensibile per il pubblico, per quello l’idea di chiamarla rivista. In realtà sappiamo che il mondo delle riviste digitali è stato sovvertito dalla nascita di fenomeni propri della rete come per esempio il blogging o i sistemi di social networking, che stanno facendo molta più informazione di architettura di quello che stanno facendo le riviste. Se si guarda questo universo come qualcosa di dinamico che non ha un carattere unitario, è difficile dire qual è il rapporto fra questi strumenti e quello che succede sulla carta. Se prendi quello che ho detto prima, è vero che, come succede con tutte le tecniche, quando una tecnica nuova emerge, copia, scimmiotta e imita per un certo periodo di tempo le tecnologie che l’hanno preceduta sulla stessa linea, per poi affrancarsene.
Di certo esistono molte contaminazioni con la carta stampata, ma non c’è una rivalità. Chi ha visto nei primi tempi una rivalità di certo era molto miope.
Le potenzialità sono sicuramente diverse, come per esempio l’immediatezza.
E questo cambia sicuramente il modo di osservare l’architettura e di seguire il discorso che l’architettura produce nelle varie pubblicazioni. Cambiano i tempi di percezione, di dibattito. I fenomeni tendono a bruciarsi più rapidamente.
La reperibilità dei progetti pubblicati su un ambiente digitale è molto più alta di quelli che puoi ritrovare negli archivi faticosi di Casabella, di Domus.
Anche se poi ti fanno il cd, anche se poi ti danno comunque la possibilità di prendere il pdf sui loro siti dopo che ti sei accreditato.
Andrea, Lorenzo
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