Onna. Progetto pilota

foto di Francesco Iuretig

Lunedì 2 agosto / ore 21:00 / Salone degli Incanti-Ex Pescheria / Onna Progetto Pilota
Sulla scia degli incontri di apertura al festival, anche quello di lunedì dal titolo “Onna. Progetto pilota” ha ripreso il discorso sugli approcci contemporanei al costruire e sul ruolo dell’architettura. L’arch. Barbara Fornasir Presidente della sezione di Trieste e Gorizia dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, ha introdotto l’appuntamento con Wittfrida Mitterer, docente presso l’Università Statale di Innsbruck ed Andrea Sandri dell’azienda Rofix,Svizzera.
Insieme hanno illustrato la connessione tra la disciplina della “bioarchitettura” e l’opera di ricostruzione di Onna, borgo storico colpito dal sisma nell’aprile 2009.
Sia nel rapporto con la professione di architetto sia nel lavoro concreto di ricostruzione, infatti, la consapevolezza della forte influenza sulla collettività del proprio operato e della necessità di una condivisione quanto più ampia possibile delle scelte operative è premessa imprescindibile per un approccio responsabile.
In questo senso l’arch. Fornasir si è riferita alla bioarchitettura come a un’occasione per introdurre una sorta di “umanesimo” nel lavoro dell’architetto. La necessità di focalizzare sull’uomo le scelte che portano all’evoluzione delle città parte dalla capacità di scegliere impianti edilizi, sistemi costruttivi, materiali che possano creare un ambiente adatto alla nostra esistenza e sostenibile in termini di impatto ambientale oggi e negli anni a venire.
Come la progettazione è una disciplina che attinge a più saperi arrivando a coinvolgere molte figure verso un risultato condiviso, così l’approccio per la ricostruzione di Onna è stato un processo che si è cercato di rendere il più corale possibile. La professoressa Mitterer ha infatti spiegato che il coordinamento per la ricostruzione ha fatto in modo di riunire in una associazione gli abitanti del paese distrutto in modo da farli partecipare alle scelte che sarebbero state prese, così da poter anche raccogliere le esigenze che la collettività nutre in merito al recupero dell’identità del proprio ambiente.
Così, se da un lato la Repubblica Tedesca, finanziatrice del progetto per Onna, ha scelto di riservarsi un ruolo improntato al criterio della sussidiarietà, per poter sostenere il lavoro senza imporre scelte dall’esterno, è dall’altro riuscita, per il tramite della prof. Mitterer, a far approvare un vademecum concordato con i cittadini e i professionisti interessati che permetterà, a chi deciderà di attenervisi, di sostenere un iter burocratico molto più snello di quello cui si sarebbe soggetti procedendo “in ordine sparso”.
Ma a parte il lato “pratico” del coordinamento di tutto il processo, l’opera per il borgo abruzzese mira a ricreare la rete di relazioni e il rapporto con la città che costituisce il legante di una comunità. È questo che più di ogni altra cosa rende la vita nel piccolo centro “unica”: la Mitterer ha tenuto a sottolineare che anche in Paesi in cui la quantità di beni di cui si può disporre è maggiore che da noi, tuttavia si continua a guardare all’Italia come a un Paese in cui le reti di contatti, rapporti e relazioni con un territorio rendono preferibile vivere qui. Per ciò la scelta di sostenere la ricostruzione del borgo mantenendo il più possibile la connotazione originale, con modifiche minime all’impianto dell’abitato – perseguendo strenuamente il motto che nell’opera di recupero “ciò che si può fare si deve fare”.
Il progetto per Onna, si inserisce quindi in un progetto di masterplan più complesso, rivolto a migliorare l’attività sociale e produttiva del paese, realizzando nuove piazze attrezzate con negozi, locali, altri luoghi di aggregazione ed incentivando l’attività agroindustriale. Il programma è rivolto anche a migliorare la viabilità, il paesaggio, la vita sociale e ricreativa ad Onna, attraverso la progettazione e la valorizzazione delle rive del fiume e l’ambiente circostante, attrezzandoli con nuovi percorsi pedonali e ciclabili, con nuovi punti di attrazione, servizi ed opere di land art.
Se quindi è dalla percezione dell’ambiente circostante che si origina il buon rapporto con l’abitato l’arch. Fornasir non si è voluta esimere dal lanciare un appello affinché l’esempio di Onna venga raccolto e riproposto per un intervento nel Porto Vecchio di Trieste: esempio di un patrimonio comune della città che non ci si può permettere di lasciar decadere e perdere.
Claudia, Ignazio
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