L’attività itinerante di Ri.U.So. è passata per Trieste

                                                                                                                    ©davidemariapalusa©micheleradoslovich

L’incontro di ieri sera ha messo al centro la questione principale di questa edizione della manifestazione,  nonchè tema di dibattito a livello nazionale: la RIgenerazione Urbana SOstenibile.

È stata la prima occasione di discussione e presentazione in Regione di questo progetto e ha visto riuniti attorno alla tavola rotonda i rappresentanti di istituzioni e associazioni come Leopoldo Freyrie, Presidente Consiglio Nazionale Architetti PPC, Valerio Pontarolo, Presidente ANCE FVG / Stati Generali delle Costruzioni, Massimo Rocco, Segretario Federazione Ordine Architetti PPC Friuli Venezia Giulia, Lucia Sirocco, Presidente Legambiente Trieste, Paolo Santangelo, vice segretario generale di Fondazione CR Trieste, Roberto Cosolini, Sindaco di Trieste, Furio Honsell, Sindaco di Udine e Paolo Vrabec, Presidente Ordine Architetti PPC Trieste, moderatore del dibattito.

L’iniziativa, come ha introdotto Valerio Pontarolo, è interessante per i contenuti, presupponendo il valore strategico della riqualificazione delle aree urbane, e “per l’approccio e il metodo propositivo che vuole portare, promuovendo proposte, alimentando momenti di confronto, ognuno con le proprie peculiarità”.  La popolazione che vive in contesti urbani supera quella della campagne, quindi rendere efficienti le città, governarne lo sviluppo è la sfida dei prossimi anni, per promuovere lo sviluppo economico e culturale del proprio territorio.

Leopoldo Freyrie, ha sottolineato come il progetto “non un progetto degli ordini, ma un progetto per il Paese”, a cui l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori ha dato un contributo e il cui tema è stato allargato e condiviso inizialmente con Legambiente ed ANCE, e poi con molti altri. Esso, a partire dalla condivisione di competenze, consiste in un cambio di modello operativo e di approccio a partire da considerazioni pratiche, quali quelle di carattere ambientale, di sicurezza dei cittadini (di circa 6 milioni di edifici in zona sismica solo pochi sono antisismici), di carattere microeconomico relativo all’obsolescenza del patrimonio edilizio, in particolare per quanto riguarda gli immobili costruiti a partire dagli anni ‘60 in cui molti italiani hanno investito i propri risparmi, di questioni relative all’inurbamento. E’ necessario quindi parlare di priorità, ponendo all’inizio della lista la riqualificazione della città in termini di efficienza strutturale, poichè lì vi abita già il 70% della popolazione e vi si produce l’80% del PIL. A partire dal lavoro di ricerca scientifica condotto con il contributo di CRESME e CENSIS, il progetto propone un cambiamento di approccio nella gestione degli incentivi, passando da un sistema prescrizionale ad un modello basato sulle prestazioni. In funzione dell’urgente necessità di rigenerazione, il presidente ha portato con entusiasmo questi temi a Trieste, cercando di promuovere anche qui come negli altri comuni italiani sia un piano di consapevolezza della comunità, sia la sperimentazione di operazioni di rigenerazione a partire da zone dette “zone zero”, dove le norme passino da carattere prescrittivo a finalità di prestazione, in cui si possa sperimentare un effetto “burocrazia zero”, con pochi paletti unicamente rivolti alla crescita ordinata della città (norme igienico-sanitarie, distanze minime, …). Il presidente ha sottolineato che “non si tratta di un’operazione di speculazione, ma è un’operazione di rigenerazione”, in quanto coinvolge la comunità e da essa trae forza e senso. Per affrontare questa rigenerazione è necessario operare attraverso i privati, i cittadini proprietari della città e delle case e gli enti privati che operano a sostegno della comunità, attivando il mercato privato con strumenti finanziari che esistono e sono utilizzabili senza altri strumenti normativi, ma che mettono a reddito il risparmio e gli incrementi volumetrici, che non sono quelli del Piano Casa.

Gli altri interlocutori sono stati chiamati a declinare il tema nell’ambito territoriale di Trieste, dal momento che il programma è itinerante e ha già visto Milano e Perugia come sedi di discussione. La presidente di Legambiente afferma che bisogna rispondere anche alle emergenze ambientali, quali il rigassificatore, esempio tangibile – risorto dalle ceneri – della necessità di ripensare la politica energetica con azioni basate sul risparmio piuttosto che sul consumo.

Tra i promotori della rigenerazione urbana giocano un ruolo fondamentale gli architetti, il cui mondo professionale vive un momento di crisi di ruolo che, secondo Massimo Rocco, necessita, in contemporanea con le riforme che propone, un’autoriforma a partire dalla formazione universitaria e che deve comprendere anche gli aspetti di assunzione di responsabilità, nell’unione di competenze che l’operare nel contesto urbano comprende. La proposta del Segretario della Federazione è “mettere in filiera le competenze come per gli Stati Generali delle Costruzioni.”

Viene poi affrontata la questione del finanziamento privato di queste operazioni che, come affermato dal vice segretario generale di CRTrieste Santangelo, sono già in atto, forse inconsapevolmente, a Trieste, come dimostrano le colalborazioni con il gruppo ManifeTSo2020 e con il finanziamento del recupero del Magazzino Vini.

Concludono il dibattito i sindaci rispettivamente di Udine e Trieste, Furio Honsell e Roberot Cosolini.

E come disse qualcuno… Un diamante è per sempre, ma una casa? Voi cosa ne pensate? Investireste nella rigenerazione urbana? Commentate, scrivete!!!

Elisa Zammattio, Anna Dordolin
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