Calcio a 5

 Resoconto di una partita per Retrouver Trieste

« Non è il buono contro il cattivo e non è fare in modo che vinca il buono. Il senso del calcio è che vinca il migliore in campo, indipendentemente dalla storia, dal prestigio e dal budget. »

Johan Cruijff

Inizia il 1° tempo, partiti carichi i giocatori.

In campo due squadre, quella dei padroni di casa, coloro che Trieste la vivono quotidianamente e la squadra avversaria, coloro i quali l’hanno vissuta da ospiti, andandone a sfatare miti e legende, ma forse ricreandone altri.  Arbitro d’eccezione, Giovanni Damiani,  che modera i giocatori conducendo una partita che vede un possesso di palla equo. Sul campo il tema è Trieste. Il suo passato, il suo presente, ma soprattutto il suo futuro.

 Dopo una breve azione del capitano Paolo Vrabec, prende subito la parola Luciano Semerani per le indicazioni generali.

 L’arbitro fa immediatamente capire le sue intenzioni: parla di una città strana, duale, con ricchezze di cui  i triestini stessi, persone eccentricamente complicate e diffidenti, hanno smesso di accorgersi.  Questa, è una partita “necessaria soprattutto per capire cosa gli altri si aspettano da noi…come noi possiamo interagire e capire cosa possiamo fare nei prossimi anni a proposito”, queste le parole iniziali dell’arbitro.

 Lo scambio di palla inizia subito con la prima questione, ovvero cosa pensa la squadra ospite  a riguardo della città; quali sono le impressioni che hanno avuto su di essa e come la confrontano all’ambiente in cui vivono.

 Giovanna Silva è la prima a prendere il possesso di palla; ne evidenzia subito la difficile raggiungibilità. Trova una città diversa da quello che si aspettava, ma soprattutto diversa da quella che le fonti indirette raccontano, dove le comunità (soprattutto quelle legate alle tradizioni dei luoghi di culto)non si scindono dal territorio. Probabilmente questo aspetto viene dato per scontato dai cittadini, ed è veramente unico per il suo genere. Racconta quindi, di come sia anche la marginalità a renderla una città interessante dal suo punto di vista.

 A questo punto l’arbitro cede un calcio di punizione alla squadra locale, dovuto alla rinuncia alla partecipazione del match di Amedeo Martegani, della squadra in trasferta, concedendo a Stefano Graziani l’opportunità di raccontare un aneddoto sul fotografo. E’ quest’azione a creare ancora più attesa per la visione della mostra, la squadra degli avversari si avvicina così alla porta, attivando le aspettative di tutto il pubblico di tifosi.

 Nonostante l’azione, la squadra degli ospiti ha bisogno di un pallone lungo, la palla scivola quindi alla promessa olandese, Bas Princen. Egli racconta che le sue impressioni sono chiare sin dall’inizio. Già dal suo arrivo infatti, percepisce di essere arrivato in una città che però non è qui. Si spiega meglio affermando che è come se vi fosse stata l’idea di creare una città fatta così, sul mare e poi di aver deciso di posizionarla in quel punto; idea meravigliosa dice. Bas continua nella sua descrizione, specificando le peculiarità del suo paesaggio naturale, dal quale è rimasto stupefatto.

Ecco che parte la vivace azione di Paola Frisenda e Claudia Ferluga , a sostituzione di Marco Francese, che raccontano di come sia fondamentale il rapporto della città con il mare. Questo può avvenire anche in maniera molto diretta; infatti, raccontano di come nei periodi di bassa marea si possano osservare quegli organismi che caratterizzano l’area marittima di Trieste, focalizzando l’attenzione sulla riserva marina più antica d’Italia, ovvero Miramare e della sua importanza per la città.

Anna Savron, Elisa Cacaci

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