La fuga di Logan

Si è svolto domenica 2 dicembre alle ore 17:00, l’incontro Architetti in prospettiva: differenti approcci per rigenerare il mestiere di architetto” che ha concluso la prima serie di tavole rotonde di questa manifestazione . Tema centrale è stato una riflessione sul ruolo odierno dell’architetto e sulle prospettive  per le nuove generazioni di professionisti del settore.

Hanno moderato il dibattito Andrea Marchesi e Valentina Nastati del  GATA  Associazione Giovani Architetti della Provincia di Triestenata, secondo le parole di Andrea Marchesi, “per essere strumento di approfondimento, ricerca e sperimentazione”. Il gruppo è formato da ragazzi tutti sotto i trent’anni ed è uno dei fondatori del coordinamento di associazioni di giovani architetti a livello nazionale, il GiArch costituito nel 2007. Uno degli obiettivi principali ottenuti è quello della collaborazione con UTET  Scienze Tecniche che ha portato alla pubblicazione di tre volumi, G1, G2 e G3 contenenti 140 progetti realizzati da architetti under 40.

Grande assente della serata è stato Francesco Dal Co che, a causa di un raffreddore stagionale,  non ha potuto presenziare all’incontro. Ad aprire la tavola rotonda è stata la moderatrice Valentina Nastati chiedendo all’architetto Raul Pantaleo (studio TAMassociati – architettura e comunicazione per il sociale) una riflessione sul ruolo dell’architetto oggi, sul  futuro del nostro mestiere e sulla sua esperienza nei progetti di cooperazione internazionale. La  sua esperienza inizia nel momento in cui si affermano nel nostro paese le varie associazioni ed enti no-profit impegnate nel sociale, su temi etici, sulla crescita e la cooperazione intesa in modo anglosassone (Emergency, Commercio Equo e Solidale, Banca Etica, Medici senza Frontiere, Amnesty International,  etc…). In quanto gruppo collettivo, TAMassociati è formato da professionisti attivi nei campi dell’architettura e dell’urbanistica attraverso dei processi partecipativi e didattici e un tipo di progettazione etica e responsabile. In quest’ottica la progettazione  per alcuni ospedali di Emergency permette allo studio di ricevere il Premio Medaglia d’Oro alla Triennale di Milano nella categoria  Architettura ed Emergenza, con il progetto Container Medical Compound for Salam Centre, Emergency Ngo Khartom, Sudan, Africa 2009.

Forte di queste esperienze il consiglio di Pantaleoè orientato ad una ridefinizione del ruolo dell’architetto alla luce di un momento storico dominato dalla crisi, dove al posto del “grande gesto” si dovrebbe affermare una professione intesa come utilità sociale, lontana dai personalismi e dall’autoreferenzialità.

La moderatrice Valentina Nastati riprende parola e introduce questa volta l’architetto Manuela Alessi, segretario nazionale del GiArch. Il suo intervento descrive le  potenzialità di un network  composto da giovani professionisti nato nel 2006 con il fine di promuovere l’architettura e la qualità del progetto mettendo al primo piano il valore del giovane professionista come risorsa. Dal 2006 ad oggi le associazioni sono incrementate e si sono sviluppate uniformemente su tutto il territorio nazionale (da 7 si è passati a  29). Negli anni  hanno avuto modo di confrontarsi e farsi conoscere durante gli eventi nazionali organizzati in diverse città italiane. In merito alle possibilità per le attuali e future generazioni di architetti,  Manuela Alessi suggerisce di puntare alla  costruzione di una  rete che comprenda una molteplicità  di professionisti, dei più diversi settori, per unire la capacità di ognuno. Chiude l’intervento un messaggio video lasciato dall’architetto Dante Benini in occasione del convegno “La giovane libera professione oggi. Quale futuro?”, svoltosi a Roma in marzo durante l’Expoedilizia. Nel suo breve discorso emerge l’importanza di un lavoro di squadra, in cui le peculiarità dei singoli si uniscono con l’obiettivo di “creare cose importanti”.

Continua l’attenzione sulla tematica network e rete attraverso l’intervento Stefania Quaini, una delle fondatrici di The Hub Trieste con cui il GATA si propone di collaborare in futuro. Il primo The Hub nasce a Londra nel 2005 e si fonda su tre elementi ritenuti necessari: una  community di diverse figure professionali  disposte a condividere informazioni e competenze; degli spazi altamente flessibili e dinamici, nei quali si possa attuare il confronto; dei  contenuti che riescano a far emergere gli obiettivi dei singoli componenti del gruppo. Tappa fondamentale risulta l’analisi delle dinamiche in atto negli altri Paesi per poterle poi declinare nel proprio territorio. Da più di un anno The Hub è presente anche a  Trieste e sta lavorando per creare una nuova cultura di impresa, fornendo servizi e strumenti a giovani innovatori.

Rimanendo in tema di questa visione imprenditoriale prende parola l’ingegnere gestionale Andrea Gelfi, presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio di Trieste.  L’ospite mette  in risalto che oggi il mercato fa leva non tanto su un percorso di studi preciso e approfondito (ad eccezione del settore scientifico) quanto piuttosto su fortissime competenze personali e trasversali che possano portare valore aggiunto alle aziende.  Nonostante la formazione personale  rimanga un perno fondamentale, per poter competere sul mercato occorre quindi sviluppare capacità relazionali che permettano di risultare dinamici e propositivi.

Le ultime battute del dibattito sono avvenute tra Andrea Battistoni, presidente uscente del GATA per sopraggiunti limiti di età e Raul Pantaleo e si sono incentrate sul tema della decrescita. “Spendere meno e spendere  meglio” è il motto proposto per far fronte alla situazione di crisi odierna.

L’incontro sembra aver stabilito dei punti fermi e delle proposte per quelli che aspirano ad affermarsi in un settore che, più di altri, sembra soffrire il peso della crisi attuale. Responsabilità sociale, un atteggiamento modesto e la capacità di relazionarsi e di collaborare, mettendo in gioco le proprie competenze con i settori più disparati, potrebbero essere i concetti chiave dell’architetto del prossimo futuro. Tutto qua? In Italia opera un architetto ogni 470 abitanti contro una media mondiale di un architetto contro 3757 abitanti (dati CRESME), oltre a un esercito di iscritti, laureati, f/c, ecc. nelle facoltà di Architettura. A ciò si aggiunge  il caos, regolamentare e giurisprudenziale, delle competenze professionali del mondo della progettazione. Inoltre manca in Italia una sufficiente capacità di competere con un mercato internazionale dove rimangono ben pochi gli spazi lasciati vuoti da un sistema ormai dominato da grandi gruppi europei ed extraeuropei caratterizzati da strutture multidisciplinari. L’avvento della crisi ha acuito gli effetti di una situazione già precaria, certe soluzioni sembrano più afferenti all’ambito delle buone intenzioni e della retorica, il problema è che siamo in troppi per questo paese….in TROPPI!

 Gianluca Croce, Silvia Grion, Maura Mio

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