Qualche domanda ai GATA

D: E’ da 5 anni che esiste il network GiArch del quale voi fate parte, nato significativamente in contemporanea con l’avvento della crisi. Quali sono, secondo voi, le possibilità per dei giovani professionisti che si affacciano a un settore sempre più minato dall’attuale congiuntura?

R: Proprio in funzione di questa difficile situazione le associazioni e tutte le forme di collaborazione tra giovani professionisti possono costituire un elemento di forza e un vantaggio per coloro che si affacciano al mondo del lavoro. La sinergia di differenti competenze e sensibilità costituisce un punto di partenza per chi è alla ricerca della propria strada.

D: Quale tipo di riscontro concreto avete ottenuto al di fuori dello specifico settore disciplinare? Le vostre attività/mostre hanno generato, nelle amministrazioni o nelle committenze in generale, la necessità di disporre di architetture di qualità?

R: GATA, pur facendo parte del GiArch da 5 anni, è attualmente composto da architetti che hanno iniziato a collaborare tra loro solo da pochi mesi ed è proprio partecipando a questo evento che hanno iniziato la propria attività all’interno dell’associazione. La mostra che abbiamo allestito è frutto di un lavoro portato avanti dal GiArch negli ultimi 3 anni ed è stata già esposta in numerose città italiane. I progetti raccolti nei volumi e da noi esposti sono l’esempio tangibile dell’attenzione che alcuni committenti ripongono nel progetto architettonico di qualità. Siamo tuttavia consapevoli del fatto che il sillogismo qualità/successo in architettura non è sempre scontato e spesso il committente pone più attenzione ad altri aspetti che prescindono dalla qualità architettonica.

D: I progetti scelti per la mostra sono incentrati sul tema del riuso e della rigenerazione urbana. Come si può declinare la sostenibilità in modo efficace senza scadere nello slogan facile e usurato?

R: Crediamo che il tema della sostenibilità costituisca uno slogan facile ed usurato solo nel momento in cui lo si tratta come tema astratto. Nel momento in cui si è in grado di portare a sostegno della propria trattazione una serie di casi concreti e realizzati il tema assume connotati diversi e stimolanti. I progetti che abbiamo selezionato ed esposto rappresentano un esempio originale da portare all’attenzione del pubblico.

D: Il network GiArch raccoglie associazioni del Bel Paese. Esiste ancora una specificità dell’architettura italiana?

R: Un’autentica architettura italiana contemporanea esisterà quando in Italia si comincerà a realizzarla. Non azzarderemmo ad una definizione. Sicuramente c’è un tessuto di giovani professionisti che lottano per un’architettura più sana, più corretta e più contemporanea. Lo si vede attraverso le pubblicazioni come quelle del GiArch. Analizzando la selezione di progetti esposti in mostra, al di là delle differenza di linguaggio, il minimo comune denominatore sembra essere l’attenzione al contesto e in generale i toni misurati e la stessa ricerca della sostenibilità dell’intervento, declinata secondo la più ampia accezione del termine (economico, tecnologico, sociale, etc.).

In ogni caso, esista o no un’architettura nazionale contemporanea, il futuro in Italia chiamerà sempre e ancor più in causa il rapporto con l’esistente (vedi progetto Ri.U.So). Per i prossimi anni il mercato della progettazione in Italia sarà indirizzato prioritariamente alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione del patrimonio costruito.

Gianluca Croce, Silvia Grion, Maura Mio
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