#Save the Date – Studi Aperti – Studio Corti

Oggi, 22 gennaio,  secondo appuntamento con gli studi di architettura che hanno aderito a Studi Aperti. Alle ore 18:00 aprirà le porte alla città lo studio Corti in via Corti 3b, con un incontro sull’ “Importanza dell’approccio progettuale umanistico ripensato e rivisto alla luce del concetto di sostenibilità” a cura dell’architetto Barbara Fornasir.
Qui di seguito, trovate la sua intervista:

D: Quanto e come ha influito sull’esercizio della sua professione e sulla sua visione del mondo dell’architettura l’essere stata allieva di Carlo Scarpa?
F: Moltissimo, mi ha insegnato che l’architettura è vita, che deve essere curato ogni singolo dettaglio progettuale perché ad opera finita, anche se non si percepisce il perché, il progetto risulterà migliore e più armonioso. Sosteneva che, prima di progettare una casa, bisognasse conoscere bene il committente ed instaurare con lui un rapporto anche ” ludico- conviviale” non solo collegato all’incarico ottenuto.
Altro importante insegnamento è quello di non avere fretta, il buon progetto ha bisogno del suo tempo, deve maturare: alle volte però, soprattutto oggi, risulta difficile farlo capire al committente…

D: La rigenerazione urbana e la sostenibilità, oltre alla diretta implicazione architettonica, si aprono ad altre e diverse considerazioni come quelle sociali e quelle economiche. Quanto hanno in comune (obiettivi, proposte, argomentazioni, …) il programma RI.U.SO, promosso dal CNAPPC, e la Fondazione Italiana di Bioarchitettura ed antropizzazione sostenibile dell’ambiente, di cui lei è responsabile regionale?
F: Certamente l’idea di base per entrambi è data dalla consapevolezza che le risorse non sono infinite e quindi dobbiamo recuperare e riutilizzare, in poche parole NON SPRECARE e NON INVADERE ULTERIORE TERRITORIO consentendo, per altro, che il tessuto urbano storico continui a degradarsi. Questo a mio avviso accade a causa delle attuali normative che, il più delle volte, non consentono quelli adeguamenti tecnologici indispensabili al modo di vivere contemporaneo; confido che con il programma RI.U.SO il CNAPPC riesca ad influire sui regolamenti.
Fin qui, quindi, tutto coincide: la differenza sta nel come si recupera, nelle metodologie e nell’approccio progettuale che la Fondazione intende sempre interdisciplinare, considerando in prima battuta l’uomo, il fruitore, chi abiterà o utilizzerà quelli spazi e poi lo spazio, l’edificio, la stanza… Le spiego meglio: con noi ci sono medici, psicologi, economisti, chimici, fisici, geologi, impiantisti, climatologi ed ogni progetto è frutto di preventive analisi e concertazioni tra tutti questi specialisti. Guardiamo non solo al risparmio di energia, alla salubrità del luogo e dei materiali utilizzati ma ci preoccupiamo anche dei costi di gestione e manutenzione dell’edificio, del futuro eventuale smaltimento dei materiali utilizzati, dell’atmosfera e dell’emozione che il nostro lavoro deve garantire per essere amato e curato dai proprietari. E’ un’esperienza impegnativa ma molto interessante che mi da piena soddisfazione.

D: Sostenibilità e riuso sono termini molto inflazionati, rischiano di perdere di significato: la sua definizione di sostenibilità.
F: Direi ARMONIA tra natura ed edificio e tra edificio e uomo.

D: Questa edizione di Piazza dell’Architettura è differente dalla prima, cosa si sente di suggerire per la prossima edizione?
F: Vorrei stimolare un maggiore coinvolgimento dei cittadini cercando di copiare quel che accade con il Salone del Mobile a Milano: credo che potrebbe essere intelligente ed economicamente sostenibile coinvolgere artigiani e negozi di materiali edili, di arredamento, di elettrodomestici e creare per 3 giorni un grande evento che coinvolga tutta la città, come filo conduttore L’ARCHITETTO CHE PER REALIZZARE IL SUO PROGETTO HA BISOGNO DI TUTTE QUESTE COMPONENTI. Sarebbe, secondo me, un’ottima occasione ed opportunità per far conoscere i piccoli artigiani (quelli che ancora sopravvivono) ed aiutarli nel rilancio di queste professioni a torto giudicate secondarie, mentre invece sono estremamente necessarie soprattutto parlando di riuso.
Se il Consiglio dell’Ordine lo riterrà interessante, mi metto a disposizione per verificare la fattibilità qui a Trieste di questa mia idea.

Elisa Cacaci

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