Il riuso come occasione di riscatto

Ieri pomeriggio dalle ore 17:30 al museo Revoltella si è tenuta la penultima conferenza della manifestazione incentrata sul profilo più civile della questione riuso,  ovvero il riutilizzo dei beni confiscati alla camorra.

Come ha ricordato inizialmente Giulia Mari, moderatrice del convegno e presidente dell’associazione triestina le RIME (Responsabilità Impegno Memoria Educazione), a Trieste questo argomento risulta essere ancora poco sentito, seppure  l’ importanza che ricoprono questi  patrimoni sia fondamentale, in quanto sono il principale strumento di controllo territoriale da parte delle mafie per attuare attività illecite. Il loro riutilizzo sociale permette di riconsegnare i beni alla società e può trasformarsi in un’occasione di riscatto, come si è visto nel seguito dell’incontro.
Marina Osenda, esponente dell’associazione Libera a Trieste, ha menzionato l’excursus legislativo da cui è nato l’interesse nei riguardi di questi beni. Nel 1995, dopo la stagione stragista di Cosa Nostra, la società civile ha iniziato a mobilitarsi ed è nata l’associazione Libera, agendo con una sensibilizzazione dal basso in cui attraverso una petizione popolare è riuscita a ottenere la legge 109 del ‘96, una legge che completa la legge del ‘92 “La Torre –  Rognoni”, che prevedeva solo la confisca dei beni mafiosi, attraverso un passo successivo ovvero il riutilizzo sociale di tali beni.  Questo fa sì che non solo vengano colpiti  i patrimoni mafiosi ma possa inserirsi nel territorio un circolo virtuoso di legalità. Tale legge permette di offrire lavoro in luoghi senza speranza e costituire associazioni che promuovono centri estivi per giovani e persone coinvolte in percorsi difficili, E!STATE LIBERI! (progetto coordinato da Libera) ad esemio è un risultato concreto. Come ha ricordato Stefano Scorzato (cooperativa La Quercia e collaboratore all’interno di E!STATE LIBERI!), il motto dell’associazione “Il potere dei segni contro i segni del potere”, è un esplicito inno al potere del cambiamento. Queste esperienze si ripetono più volte l’anno localizzate nei luoghi riscattati e sono un’ ottima occasione per sensibilizzare i partecipanti a capire cosa significa convivere con le mafie, anche attraverso l’incontro diretto con persone coinvolte direttamente nel sistema. L’intento è di diffondere l’esperienza anche in luoghi lontani fisicamente dagli epicentri mafiosi; per il momento i ritrovi sono stati ospitati in Piemonte, Puglia, Sicilia e Campania.
A seguire, l’intervento coinvolgente e sentito di  Giuseppe Pagano, fondatore de La Nuova Cucina Organizzata e presidente della cooperativa sociale Agropoli, il quale porta testimonianza della conversione di una struttura confiscata e trasformata in attività di ristorazione che dà la possibilità di lavorare a ragazzi che si trovano in condizioni disagiate. Come ha sottolineato e ribadito più volte durante l’intervento, questi processi vengono resi difficili dalle istituzioni che non incentivano economicamente gli sforzi fatti dalle Associazioni, oltre al fatto che la maggior parte delle strutture confiscate si trova in una situazione di inabitabilità e la messa a norma delle stesse prevede non poche difficoltà.
Per concludere l’incontro, l’architetto Marco Ragonese ha illustrato una serie di progetti tratti dal concorso di idee  “Dal degarado alla bellezza”, ponendo l’attenzione sulla difficoltà nel trovare la bellezza , intesa semplicemente come normalità, nei contesti degradati. L’architettura in queste realtà non ha un ruolo secondario, basti pensare all’architettura danneggiata degli anni 60’ e 70’(Le Vele a Napoli e lo Zen a Palermo)  che è stata catalizzatore di sfasci sociali. Tutti i progetti del concorso si sono espressi come luoghi possibili, come luoghi di cambiamento che possono esplicitarsi totalmente solo se arricchiscono il territorio e attivano i flussi, oltre all’imprescindibile necessità di essere appoggiati dalle istituzioni.
Questo appuntamento non poteva concludersi in modo migliore se non prendendo parte ad un aperitivo offerto dal movimento Libera Terra, nel quale c’è stata l’ occasione di assaggiare prodotti alimentari coltivati nell’ambito delle terre confiscate.

Elena Formica
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