Nuovi traguardi per la rigenerazione urbana

La nuova scuola a Mathare (Nairobi). Foto tratta da http://www.lotusenvironmentalblog.it/

La nuova scuola a Mathare (Nairobi). Foto tratta da http://www.lotusenvironmentalblog.it/

Ieri pomeriggio si è tenuta l’ultima tavola rotonda di quest’edizione di Piazza dell’Architettura in cui si è affrontato il tema dell’architetto impiegato nei Paesi in via di sviluppo e in transizione.

E’ stata anche un’occasione per capire verso quale direzione la figura dell’architetto si stia evolvendo; abbandonando l’idea di  figura professionale tradizionale, oggi un esperto del settore può essere allo stesso tempo sociologo, fotografo, agronomo.  Si è visto infatti, durante il corso dell’incontro, come tale presupposto risulta essere una necessità nei casi in cui ci si deve confrontare con realtà esotiche e per far sì che si possa ottenere un risultato condiviso sia dai realizzatori che dai fruitori dell’intervento.

E’ stata Ileana Toscano, presidente di Kallipolis, associazione non profit di sviluppo urbano sostenibile, a farci da guida attraverso queste nuove esperienze progettuali. In primo luogo si è marcato il fatto che ogni intervento di rigenerazione viene attuato attraverso la progettazione partecipata, grazie al quale ci si può avvicinare alle persone locali che riceveranno il progetto. Dal 2006 infatti Kallipolis si impegna per ridare salute e sicurezza a realtà situate nei Balcani, ma anche a Cuba e in Ecuador, attraverso progetti che vedono coinvolti in prima persona le comunità locali e danno vita ad un centro culturale o alberghi diffusi, per esempio, totalmente inseriti nel contesto per cui sono stati pensati.

Un’altra ospite, Cecilia Corsini, architetto consulente per Medici Senza Frontiere, ha dato voce alla sua esperienza a Buenaventura (Colombia). Il comune di 400.000 abitanti si affaccia sulle coste del Pacifico e risulta essere costituito parzialmente da strutture su palafitte e il più grande problema da affrontare è stato il ripristino del sistema idrico. I collegamenti idrici fatiscenti, infatti, che servivano una parte di insediamento non consolidato e sviluppato su palafitte, erano la principale fonte di malattie.
Il progetto ha coinvolto Msf , che ha finanziato i materiali per creare il nuovo sistema di tubazioni, e le persone locali che hanno costituito la manodopera. Oltre alla fase di riprogettazione è stata importante la parte formativa dei destinatari dell’opera, infatti la sensibilizzazione è fondamentale per mantenere vivo il progetto anche dopo la realizzazione.

Gaetano Berni, architetto e direttore generale dei progetti dell’Ong Liveinslums, ci ha portato in un’agglomerato di slum (quartiere informale) alla periferia di Nairobi, chiamato Mathare. La città, relativamente giovane, è ancora legata al colonialismo ed è costellata di Slum che sono le parte non gestibile dalla città, in cui le rivolte sono all’ordine del giorno e la mancanza di infrastrutture rende obbligatorio a chi ci abita fare centinaia di metri per trovare dell’acqua potabile e i servizi igienici. Il gruppo di lavoro, costituito da fotografi, sociologi, agronomi e designer  ha affrontato lo studio dello slum attraverso mappature e il contatto diretto con gli abitanti. L’intervento vero e proprio si è concentrato nei paraggi della scuola locale, trasformando un’area di discarica abusiva in un orto abusivo e dando vita alla nuova scuola che ora può contare anche su una piccola struttura destinata alla preparazione dei pasti.

Ponendosi dalla parte della rappresentanza locale, Nasiha Pozder, architetto e docente presso l’Università di Architettura di Sarajevo, fa parte di quella parte di cittadini che accoglie l’aiuto e il confronto da parte delle organizzazioni internazionali per il miglioramento della sua città. Sarajevo sta rimarginando le ferite del passato grazie alla cucitura delle due zone di città divise per molto tempo, attraverso progetti che possano favorire l’integrazione di queste due realtà, sviluppandoli lungo il fiume Drina. Sono stati promossi  numerosi progetti che possano inoltre incentivare il turismo a livello nazionale grazie anche al rinnovamento dei villaggi distrutti dal conflitto. Sarajevo rimane al centro di numerosi concorsi internazionali come Sarajevo Green Design Festival, che concepisce la capitale come fonte di spazi vedi o People VS Borders promosso dall’Università di Trieste e Kallipolis, che riprende il tema della risoluzione del dualismo che caratterizza la città.

Infine Dario Piattelli, architetto per la Cooperazione Italia – Ministero degli Affari Esteri, ha raccontato la sua esperienza a Kabul. Le condizioni del sistema sanitario della città è direttamente proporzionale ai disagi che hanno coinvolto il paese negli ultimi anni. L’Afghanistan oggi è uno degli ultimi stati in condizioni d’emergenza e molto spesso gli interventi umanitari non vengono tenuti assieme da una logica generale. Infatti nella capitale ci sono 16 ospedali ma nessuno di questi funziona adeguatamente, quindi si è cercato di trovare un piano di sviluppo che promuovesse un insieme di sinergie e di fondi. Gli interventi architettonici sono stati improntati sull’ampliamento di edifici preesistenti, grazie all’appoggio anche della facoltà d’architettura di Herat, e sulla costruzione di nuovi, ponendo come presupposti il risparmio energetico e la modularità strutturale.

Sicuramente questi interventi hanno dimostrato che una nuova architettura è possibile, anche in luoghi in cui manca la speranza, oltre al fatto che noi architetti abbiamo la possibilità di re inventarci  per trovare soluzioni che miglioreranno il futuro di tutti. Attendiamo la prossima edizione di Piazza dell’architettura per vedere cosa sarà cambiato nel frattempo,  intanto non perdetevi gli ultimi appuntamenti della manifestazione.

 

Elena Formica e Elisa Cacaci
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