Il riuso come occasione di riscatto

Ieri pomeriggio dalle ore 17:30 al museo Revoltella si è tenuta la penultima conferenza della manifestazione incentrata sul profilo più civile della questione riuso,  ovvero il riutilizzo dei beni confiscati alla camorra.

Come ha ricordato inizialmente Giulia Mari, moderatrice del convegno e presidente dell’associazione triestina le RIME (Responsabilità Impegno Memoria Educazione), a Trieste questo argomento risulta essere ancora poco sentito, seppure  l’ importanza che ricoprono questi  patrimoni sia fondamentale, in quanto sono il principale strumento di controllo territoriale da parte delle mafie per attuare attività illecite. Il loro riutilizzo sociale permette di riconsegnare i beni alla società e può trasformarsi in un’occasione di riscatto, come si è visto nel seguito dell’incontro.
Marina Osenda, esponente dell’associazione Libera a Trieste, ha menzionato l’excursus legislativo da cui è nato l’interesse nei riguardi di questi beni. Nel 1995, dopo la stagione stragista di Cosa Nostra, la società civile ha iniziato a mobilitarsi ed è nata l’associazione Libera, agendo con una sensibilizzazione dal basso in cui attraverso una petizione popolare è riuscita a ottenere la legge 109 del ‘96, una legge che completa la legge del ‘92 “La Torre –  Rognoni”, che prevedeva solo la confisca dei beni mafiosi, attraverso un passo successivo ovvero il riutilizzo sociale di tali beni.  Questo fa sì che non solo vengano colpiti  i patrimoni mafiosi ma possa inserirsi nel territorio un circolo virtuoso di legalità. Tale legge permette di offrire lavoro in luoghi senza speranza e costituire associazioni che promuovono centri estivi per giovani e persone coinvolte in percorsi difficili, E!STATE LIBERI! (progetto coordinato da Libera) ad esemio è un risultato concreto. Come ha ricordato Stefano Scorzato (cooperativa La Quercia e collaboratore all’interno di E!STATE LIBERI!), il motto dell’associazione “Il potere dei segni contro i segni del potere”, è un esplicito inno al potere del cambiamento. Queste esperienze si ripetono più volte l’anno localizzate nei luoghi riscattati e sono un’ ottima occasione per sensibilizzare i partecipanti a capire cosa significa convivere con le mafie, anche attraverso l’incontro diretto con persone coinvolte direttamente nel sistema. L’intento è di diffondere l’esperienza anche in luoghi lontani fisicamente dagli epicentri mafiosi; per il momento i ritrovi sono stati ospitati in Piemonte, Puglia, Sicilia e Campania.
A seguire, l’intervento coinvolgente e sentito di  Giuseppe Pagano, fondatore de La Nuova Cucina Organizzata e presidente della cooperativa sociale Agropoli, il quale porta testimonianza della conversione di una struttura confiscata e trasformata in attività di ristorazione che dà la possibilità di lavorare a ragazzi che si trovano in condizioni disagiate. Come ha sottolineato e ribadito più volte durante l’intervento, questi processi vengono resi difficili dalle istituzioni che non incentivano economicamente gli sforzi fatti dalle Associazioni, oltre al fatto che la maggior parte delle strutture confiscate si trova in una situazione di inabitabilità e la messa a norma delle stesse prevede non poche difficoltà.
Per concludere l’incontro, l’architetto Marco Ragonese ha illustrato una serie di progetti tratti dal concorso di idee  “Dal degarado alla bellezza”, ponendo l’attenzione sulla difficoltà nel trovare la bellezza , intesa semplicemente come normalità, nei contesti degradati. L’architettura in queste realtà non ha un ruolo secondario, basti pensare all’architettura danneggiata degli anni 60’ e 70’(Le Vele a Napoli e lo Zen a Palermo)  che è stata catalizzatore di sfasci sociali. Tutti i progetti del concorso si sono espressi come luoghi possibili, come luoghi di cambiamento che possono esplicitarsi totalmente solo se arricchiscono il territorio e attivano i flussi, oltre all’imprescindibile necessità di essere appoggiati dalle istituzioni.
Questo appuntamento non poteva concludersi in modo migliore se non prendendo parte ad un aperitivo offerto dal movimento Libera Terra, nel quale c’è stata l’ occasione di assaggiare prodotti alimentari coltivati nell’ambito delle terre confiscate.

Elena Formica
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#Save the date – Il riuso dei beni sequestrati alla Camorra

Fotografia ed elaborazione di: ©davidemariapalusa ©micheleradoslovich

Domani, sabato 26 gennaio 2013, per gli Eventi Collaterali di Piazza dell’Architettura prenderà vita una tavola rotonda dal titolo ‘IL RIUSO DEI BENI SEQUESTRATI ALLA CAMORRA’ alle ore 17:30 all’auditorium del Museo Revoltella.

In seguito al concorso indetto dal Comune di Casal di Principe per il recupero e la trasformazione di una villa sequestrata alla camorra in centro di prima accoglienza per migranti, l’evento si compone di diversi episodi: l’esposizione dei progetti presentati al concorso, un incontro-dibattito alla presenza di Giulia Mari, presidente dell’Associazione RIME di Trieste (Responsabilità Impegno Memoria Educazione) sul tema ‘I confini del riuso: la riqualificazione e la gestione dei beni sequestrati alla mafia’ e da una lettura scenica di brani tratti da Mostri, di Rosario La Rossa. A seguire un aperitivo con i prodotti di LIBERA TERRA.

Auditorium Museo Revoltella – Sabato 26 gennaio 2013, ore 17.30
Lettura scenica a cura dell’associazione RIME
tavola rotonda
Giuseppe Pagano, fondatore de La Nuova Cucina Organizzata e presidente della cooperativa
sociale Agropoli
Il “riuso”: l’esperienza di NCO, della cooperativa Agropoli e la gestione di tutti i beni confiscati e
amministrati da Agrorinasce
Massimo Rocco, presidente della cooperativa Terre di Don Peppe Diana
Il “riuso”: la cooperativa Terre di Don Peppe Diana
Stefano Scorzato, cooperativa La Quercia
E!STATE LIBERI! L’esperienza di migliaia di ragazzi nei campi estivi di LiberaTerra
Marco Ragonese, architetto
I progetti vincitori del concorso “Dal degrado alla bellezza” – Concorso di idee per il recupero e la
rivitalizzazione urbana di immobili confiscati alla camorra
Marina Osenda, associazione Libera a Trieste
moderatrice Giulia Mari, presidente dell’associazione RIME

Bookshop Museo Revoltella – Sabato 26 gennaio 2013, ore 19.30
Aperitivo con i prodotti di LIBERA TERRA

Francesco Iuretig
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#Save the Date – Studi Aperti – Metroarea Associati e ST.AR.Associati

Oggi, venerdì 25 gennaio, alle 18.00 doppio appuntamento presso gli atelier aperti:

lo studio METROAREA ASSOCIATI vi aspetta in via Cadorna 21a, trieste alle 18.00 organizzando un evento multimediale video e djset per presentare la propria produzione progettuale più recente, mentre lo studio STARASSOCIATI vi dà appuntamento in via Della Valle 2, trieste sempre alle 18.00 presentando, attraverso i propri progetti, la concezione del mestiere come “servizio per la buona architettura”.

Nel frattempo godetevi le interviste:

Martin Hlavacek per STARASSOCIATI

Elisa: Tra i molteplici  progetti che avete sviluppato e realizzato, in particolare nel contesto triestino, vi sono molte opere di recupero o ristrutturazione, ricordo i casi del Teatro Miela, del Museo Revoltella e del Castelletto. Quanto sono stati importanti questi interventi all’interno dell’attività del vostro studio?
Martin: Non per caso si tratta di complessi edilizi storici che sono stati trasformati ed adattati alle nuove esigenze della popolazione sopravvenute per modi diversi di vedere e vivere gli spazi costruiti. Tutti e tre i edifici citati non avevano un futuro nella configurazione nella quale si trovavano quando ci venne dato l’incarico e un restauro filologico sarebbe stato come imbalsamarli. Un cambiamento non radicale ma misurato dev’esserci per far rivivere un edificio storico di un certo peso. L’importanza di queste esperienze si riflette nel modo come affrontiamo l’inserimento di un intervento in un contesto preesistente, e quale contesto non lo è, nel rispetto del luogo, delle sue caratteristiche, qualità e storia. Si potrebbe dire che per noi non esiste luogo utopico dove si può costruire come sulla Luna, ma che sempre c’è una storia, una finzione che va raccontata, riscritta, proiettata nel futuro. La nostra architettura diventa “letteraria”, epica, perché ha come centro la vita delle persone.

E: Ho trovato interessante che il progetto che avete ripresentato in occasione di Piazza dell’Architettura – la struttura per COOP Operaie in via d’Alviano (TS) – sia nato come progetto di una struttura temporanea, ma è rimasto dopo più di dieci anni. Prevedete uno sviluppo per questo intervento?
M: Ovviamente sì; ed anche per la tipologia dell’intervento, nel quale pubblico e privato si sono dati una mano per risolvere dei problemi comuni e cercare assieme soluzioni migliori per le esigenze della popolazione. Abbiamo ri-proposto la quinta architettonica a paravento di un parcheggio– o meglio proposto il suo completamento -proprio per questa ragione: è un esempio piccolo, poco costoso e di grande effetto; l’economia dei mezzi potrebbe fare scuola.

E: Sostenibilità e riuso sono termini molto inflazionati, rischiano di perdere di significato: la sua definizione di sostenibilità.
M: Un edificio non dovrebbe essere misurato secondo la velocità con la quale si ammortizzano i soldi spesi per costruirlo, ma secondo la durata del periodo nel quale rende. Un esempio: Ci saranno voluti alcuni decenni per rientrare con la spesa per la costruzione del Pantheon a Roma, ma ancora oggi rende e guarda caso: non ha isolamento termico, ha una finestra senza serramento e si sta da Dio lo stesso.

E: Questa edizione di Piazza dell’architettura è differente dalla prima, cosa si sente di suggerire per la prossima edizione?
M: Al di là della polemica: è difficile promuovere l’architettura in un periodo di grossissime difficoltà di spesa, sia pubblica, sia privata. Forse è il momento di interrogarci da professionisti quale ruolo vogliamo e quale ruolo possa avere l’architettura in una società più povera. E’ difficile inquadrare l’architettura in una società nella quale è sempre stata trattata come sottospecie della storia d’arte, omettendo l’architettura del XX secolo dai canoni scolastici. Il cittadino ha un’opinione su Picasso ma non sa chi è Le Corbusier. Ultimamente si è tentato di colmare questo distacco tramite la progettazione partecipata e ovviamente ci vuole del tempo per poter valutare i risultati.
www.starassociati.com

Tazio di Pretoro e Giulio Paladini per Metroarea

Gianluca: Leggendo i vostri curricula si notano dei percorsi formativi estremamente eterogenei, non solo a livello accademico ma anche in quello professionale. Come si coniugano gli input di un Foster con l’esperienza in uno studio come quello di OMA?
Tazio: Per essere un buon progettista non bisogna mai smettere di imparare e gurdarsi intorno, quindi esperienze con maestri della progettazione o collaborazioni con le università sono occasioni rare e imperdibili. Nel nostro caso specifico sono servite a formare competenze diverse che sono fondamentali in uno studio associato.

G:C’è stata una stagione florida in questa città in cui l’architettura moderna è riuscita a manifestarsi in modo talvolta esemplare (e sicuramente andrebbero rivalutati molti dei primi lavori di Celli-Tognon o di Boico), stiamo però parlando di interventi di quaranta-cinquanta anni fa. Negli ultimi anni abbiamo visto qualche riqualificazione urbana malriuscita o imbarazzanti edifici ancora post-modern, denunciando una certa difficoltà di affermazione dell’architettura contemporanea a Trieste. Il problema è di tipo culturale? Questa città potrebbe accettare progetti come Urban Hills o il Campus di Isola?
T: Credo onestamente che il motivo sia sostanzialmente economico piuttosto che culturale. In ogni caso l’immagine urbana è lo specchio della società che la realizza e viceversa: Trieste non appare come una città in crescita o proiettata verso il futuro, perché non lo è.

G: Sostenibilità e riuso sono termini molto inflazionati, rischiano di perdere di significato: proponete una vostra definizione di sostenibilità.
T: La sostenibilità in ambito progettuale è una tautologia. Più un progetto è sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale o economico, più il progetto è riuscito. Un ‘progetto insostenibile’ è sostanzialmente irrealizzabile.

G: Questa edizione di Piazza dell’architettura è differente dalla prima, cosa vi sentite di suggerire per la prossima edizione?
T: Eliminerei completamente esposizioni, conferenze, simposi. Non ha senso scimmiottare la Biennale e le archi-star. Si chiama Piazza dell’architettura, forse dovremmo provare a riavvicinare gli architetti ai cittadini, magari facendo qualcosa di utile e che resti, non mettendoli dietro una cattedra.
Faccio un esempio: scegliere la proposta migliore e non convenzionale tra gli iscritti per un piccolo padiglione, una ristrutturazione o una piccola sistemazione in periferia. Si potrebbe trovare il modo di realizzarla, autofinanziandola in collaborazione con le autorità cittadine o costruendola noi direttamente. Ci divertiremmo un sacco!
www.metroarea.it

Elisa Zammattio e Gianluca Croce
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#Save the Date – Studi Aperti – Studio Corti

Oggi, 22 gennaio,  secondo appuntamento con gli studi di architettura che hanno aderito a Studi Aperti. Alle ore 18:00 aprirà le porte alla città lo studio Corti in via Corti 3b, con un incontro sull’ “Importanza dell’approccio progettuale umanistico ripensato e rivisto alla luce del concetto di sostenibilità” a cura dell’architetto Barbara Fornasir.
Qui di seguito, trovate la sua intervista:

D: Quanto e come ha influito sull’esercizio della sua professione e sulla sua visione del mondo dell’architettura l’essere stata allieva di Carlo Scarpa?
F: Moltissimo, mi ha insegnato che l’architettura è vita, che deve essere curato ogni singolo dettaglio progettuale perché ad opera finita, anche se non si percepisce il perché, il progetto risulterà migliore e più armonioso. Sosteneva che, prima di progettare una casa, bisognasse conoscere bene il committente ed instaurare con lui un rapporto anche ” ludico- conviviale” non solo collegato all’incarico ottenuto.
Altro importante insegnamento è quello di non avere fretta, il buon progetto ha bisogno del suo tempo, deve maturare: alle volte però, soprattutto oggi, risulta difficile farlo capire al committente…

D: La rigenerazione urbana e la sostenibilità, oltre alla diretta implicazione architettonica, si aprono ad altre e diverse considerazioni come quelle sociali e quelle economiche. Quanto hanno in comune (obiettivi, proposte, argomentazioni, …) il programma RI.U.SO, promosso dal CNAPPC, e la Fondazione Italiana di Bioarchitettura ed antropizzazione sostenibile dell’ambiente, di cui lei è responsabile regionale?
F: Certamente l’idea di base per entrambi è data dalla consapevolezza che le risorse non sono infinite e quindi dobbiamo recuperare e riutilizzare, in poche parole NON SPRECARE e NON INVADERE ULTERIORE TERRITORIO consentendo, per altro, che il tessuto urbano storico continui a degradarsi. Questo a mio avviso accade a causa delle attuali normative che, il più delle volte, non consentono quelli adeguamenti tecnologici indispensabili al modo di vivere contemporaneo; confido che con il programma RI.U.SO il CNAPPC riesca ad influire sui regolamenti.
Fin qui, quindi, tutto coincide: la differenza sta nel come si recupera, nelle metodologie e nell’approccio progettuale che la Fondazione intende sempre interdisciplinare, considerando in prima battuta l’uomo, il fruitore, chi abiterà o utilizzerà quelli spazi e poi lo spazio, l’edificio, la stanza… Le spiego meglio: con noi ci sono medici, psicologi, economisti, chimici, fisici, geologi, impiantisti, climatologi ed ogni progetto è frutto di preventive analisi e concertazioni tra tutti questi specialisti. Guardiamo non solo al risparmio di energia, alla salubrità del luogo e dei materiali utilizzati ma ci preoccupiamo anche dei costi di gestione e manutenzione dell’edificio, del futuro eventuale smaltimento dei materiali utilizzati, dell’atmosfera e dell’emozione che il nostro lavoro deve garantire per essere amato e curato dai proprietari. E’ un’esperienza impegnativa ma molto interessante che mi da piena soddisfazione.

D: Sostenibilità e riuso sono termini molto inflazionati, rischiano di perdere di significato: la sua definizione di sostenibilità.
F: Direi ARMONIA tra natura ed edificio e tra edificio e uomo.

D: Questa edizione di Piazza dell’Architettura è differente dalla prima, cosa si sente di suggerire per la prossima edizione?
F: Vorrei stimolare un maggiore coinvolgimento dei cittadini cercando di copiare quel che accade con il Salone del Mobile a Milano: credo che potrebbe essere intelligente ed economicamente sostenibile coinvolgere artigiani e negozi di materiali edili, di arredamento, di elettrodomestici e creare per 3 giorni un grande evento che coinvolga tutta la città, come filo conduttore L’ARCHITETTO CHE PER REALIZZARE IL SUO PROGETTO HA BISOGNO DI TUTTE QUESTE COMPONENTI. Sarebbe, secondo me, un’ottima occasione ed opportunità per far conoscere i piccoli artigiani (quelli che ancora sopravvivono) ed aiutarli nel rilancio di queste professioni a torto giudicate secondarie, mentre invece sono estremamente necessarie soprattutto parlando di riuso.
Se il Consiglio dell’Ordine lo riterrà interessante, mi metto a disposizione per verificare la fattibilità qui a Trieste di questa mia idea.

Elisa Cacaci

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#Save the Date – Studi Aperti – Studio Zelco Lazzari

Oggi primo appuntamento con gli studi di architettura che hanno aderito a Studi Aperti.
Alle ore 16:00 aprirà le porte alla città lo studio Zelco Lazzari in riva Grumula 2, primo piano, per incontrare uno degli studi più interessanti della città.

In ogni #save the date troverete un’intervista ai proprietari dello studio in modo da poter conoscere il loro pensiero sui temi affrontati all’interno di questa edizione di Piazza dell’Architettura.

Intervista a Luciano Lazzari:

D: Tra i vostri lavori troviamo il piano di riconversione per l’area ex-Stock di Roiano e piazza Caliterna a Muggia, ci sono strategie progettuali comuni tra questi piani e quello per la futura Piazza Libertà?
L: I tre progetti citati sono diversi tra di loro: uno trasforma un area industriale dismessa, uno disegna una nuova piazza sopra un garage interrato e l’altro riqualifica e razionalizza una piazza esistente. Tutti e tre hanno comunque la strategia comune di Riuso – ovvero l’adeguamento di spazi comuni a nuove esigenze o addirittura la creazione di nuovi spazi pubblici da situazioni degradate o non utilizzate. La strategia è lo sfruttamento intelligente e responsabile per il Bene Comune.

D: Per quanto riguarda la sostenibilità uno dei vostri ultimi lavori è il palazzo di via Giustinelli, un edificio energeticamente quasi passivo e dotato di sistemi di produzione di energia pulita. Ci potete descrivere in particolare quali sono state le sfide che avete dovuto affrontare in questo progetto?
L: La sfida è quella di credere in una visione, dove il Committente spende somme importanti, dove i progettisti (intesa come squadra completa del progetto globale) si impegnano in modo straordinario per creare una realizzazione che investe nel futuro, nella consapevolezza di essere pionieri in un progetto che è precursore del modo di costruire che, per necessità, probabilmente presto diventerà lo standard minimo.

D: Sostenibilità e riuso sono termini molto inflazionati, rischiano di perdere di significato: la vostra definizione di sostenibilità.
L: E’ vero che le due parole sono molto inflazionate, ma bisogna riscoprire in loro il vero significato – tutti due i concetti nascono dalla Necessità e da questo si evince l’importanza della Responsabilità. I Francesi già usano il termine ‘architecture responsable’ al posto di architettura sostenibile. La sostenibilità ed il riuso non significa altro che agire in modo RESPONSABILE nell’utilizzo delle nostre risorse e questo, passata la sbornia dell’era (fittizia) delle risorse infinite, non è null’altro che riscoprire il modo corretto di gestire il nostro patrimonio naturale, ambientale e costruito – come si faceva millenni fa, per necessità.

D: Questa edizione di Piazza dell’architettura è differente dalla prima, cosa vi sentite di suggerire per la prossima edizione?
L: L’idea originale, quella di portare l’Architettura alla gente e di far conoscere il nostro mondo al pubblico in modo diretto e semplice, mai come oggi diventa essenziale per aiutare a riportare credibilità e con essa, futuro per la nostra professione. Questa direzione va perseguita ed ampliata, pensando sempre più ai moderni metodi di comunicazione e diffusione di informazione.
A breve le risposte dell’arch.Paolo Zelco.

Francesco Iuretig
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L’accesso alle mostre è gratuito per tutti gli iscritti all’Ordine degli architetti PPC di Trieste e per tutti coloro che faranno richiesta alla segreteria dell’Ordine, inviando una mail ad architettitrieste@archiworld.it o telefonando allo 040.768720 (da lunedì a venerdì ore 11-13).
Le mostre ancora visitabili sono:
fino al 28 gennaio compreso:
Architetti in prospettiva: progetti under 40 in mostra
MODERNISM IN-BETWEEN – The Mediatory Architectures of Socialist Yugoslavia’, rispettivamente ospitate al V e al III piano del Museo Revoltella.
fino al 24 febbraio 2013:
Retrouver Trieste’, presso la Sala Scarpa del Museo Revoltella.
Chiuse le mostre:
‘Deserted Utopia’
‘Trieste vista da Graz’
‘[ARCHITRIP!] Lacaton&Vassal: strategie e retoriche del low cost’.
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#Save the date – Studi Aperti

Venerdì 18 gennaio alle ore 18:00 nello spazio “Contemporary” (gentilmente concesso da Mazzini Immobiliare) in via San Nicolò sull’angolo con via Cassa di Risparmio si terrà l’evento inaugurale di Studi Aperti dove interverrà Paolo Vrabec, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Trieste, oltre agli architetti coinvolti nella manifestazione.
Durante la serata ogni studio partecipante illustrerà un progetto o un’idea legata al tema del Riuso, filo conduttore di questa edizione di Piazza dell’Architettura.

Dopo la serata inaugurale seguiranno gli eventi dei singoli studi, ecco il calendario completo:

Lunedì 21 gennaio dalle ore 16:00 Studio Zelco Lazzari (riva Grumula 2)
Martedì 22 gennaio dalle ore 18:00 Studio Corti (via Corti 3B)
Venerdì 25 gennaio doppio appuntamento:
dalle ore 18:00 Star Associati (via Della Valle 2)
dalle ore 18:00 Metroarea Architetti Associati (via Cadorna 21a)
Martedì 29 gennaio dalle ore 18:00  Studio Panizon (via dei Leo 6/A )
Mercoledì 30 gennaio dalle ore 18:00 Spazio Bra11 (via Bramante 11 angolo via San Giusto)
Giovedì 31 gennaio doppio appuntamento:
dalle ore 15:00 Studio Torlo (via Silvio Pellico 1)
dalle ore 18:00 Studio Bloccari (via del Monte 21)
Venerdì 1 febbraio dalle ore 18:00 Studio Architec (Piazza S.Antonio 2)

Studi Aperti è una bella occasione per entrare a contatto con gli architetti della città, conoscere il loro pensiero, i loro progetti  e poter entrare nei loro studi che spesso sono dei luoghi affascinanti, colorati e sorprendenti.
L’iniziativa prende spunto da ‘Atelier ouverts’ nata a Strasburgo nel 1999 che prevede l’apertura di studi di architettura e atelier d’artisti nel corso di due week-end consecutivi in primavera.

Francesco Iuretig
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-Mettiamo l’àccèntò sull’àbbandòno-

_quando il collaterale diventa protagonista_

11 Gennaio 2013,

siamo tornati in piazza, una piazza piena di emozioni  a quanto pare!

Si è tenuto infatti ieri l’evento che ha come protagonista il tema dell’abbandono edilizio, affrontato però attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e condivisione. La differenza sostanziale con le frequenti inchieste sulla questione sta proprio nell’utilizzo dei mezzi utilizzati per quest’indagine; i fautori del progetto, Manifetso2020 e Salone Gemma, hanno infatti realizzato un  ebook che raccoglie 100 domande sul tema dell’abbandono edilizio. Quest’ultimo è il prodotto di una campagna di indagine attraverso Instagram e Twitter che raccoglie foto e contributi testuali sotto l’hashtag #paesaggisprecati e da un sito internet che descrive il progetto.

A dare il via all’evento, sono stati i padroni di casa Manifetso 2020 e Salone Gemma con la collaborazione della piattaforma editoriale U10, produttori dell’ebook sopracitato. Durante la mattinata sono stati stampati una serie di TweetBook sul tema ed è stato reso noto il calendario della giornata. Complice forse l’orario un po’ infelice, la partecipazione del pubblico durante la fase iniziale non è stata degna delle aspettative, ed ha forse fatto mancare l’interazione aspettata per questo tipo di evento.

La seconda parte: solo posti in piedi e forse per la prima volta, la maggior parte erano occupati dalla tanto ricercata categoria degli under 30.

Alle 16.00 infatti è iniziato Accento – 100 minuti di idee&musica per un manifesto sul riuso urbano.

Il successo dell’evento è probabilmente dovuto al particolare format utilizzato dagli organizzatori: p.èn.lab.

I 100 minuti sono stati infatti in grado di appassionare i presenti in sala. I 10 oratori, provenienti da diverse parti d’Italia(Valeria Di Rosa – U10, Daniela Galvani e Andrea Sesta – Impossible Living, Massimo Gheno – Architetto Urbanista, Barbara Candotti – FAI Giovani FVG, Lucia Krasovec Lucas – gruppo 78, Matteo Sartori – Clinica Urbana, Parasite 2.0, Paolo Fedrigo e Alessandro Santarossa – Primule Caserme,  Maria Giulia Cantaluppi e Isabella Inti – Tempo RiuSo, Marco Svara – MANIFETSO2020) avevano a disposizione 7 minuti per spiegare il proprio lavoro nel campo della rigenerazione urbana; tra un oratore e l’altro vi era il magnifico intervento del musicista Riccardo Morpurgo, che aveva l’arduo compito di non far scemare l’emozione che di uno in uno gli oratori riuscivano a destare nel pubblico.  Il tutto narrato dalla splendida voce di Lorenzo Zuffi.

Insomma, l’atmosfera era quella di uno spettacolo ricco di emozioni e spunti  che hanno dato gli imput per il raggiungimento dell’obiettivo della manifestazione: la costruzione di una piattaforma nazionale sul riuso urbano.

Anna Savron

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#Save the date – 100domande sull’abbandono edilizio

Riparte Piazza dell’architettura con gli eventi collaterali: ricordiamo l’appuntamento per venerdì 11 gennaio 2012 con l’evento composito che indaga le questioni dell’abbandono edilizio attraverso i nuovi sistemi di comunicazione e la condivisione di contenuti.

Il progetto è a cura delle associazioni Manifetso2020 e Salone Gemma che, in occasione della 13a Biennale di Architettura di Venezia, hanno lanciato un indagine sulla questione dell’abbandono edilizio, attraverso un progetto composto da un prodotto editoriale, ovvero un ebook che raccoglie 100 domande sull’abbandono edilizio, da una campagna di indagine attraverso Instagram e Twitter che raccoglie foto e contributi testuali sotto l’hashtag #paesaggisprecati e da un sito internet che descrive il progetto.

La piattaforma editoriale U10 – Michele Aquila, Valeria Di Rosa e Giulia Fiorista, che ha prodotto e pubblicato l’ebook delle 100 domande, sarà presente a Trieste per una giornata dedicata alla creazione di una serie di TweetBook, ovvero un mini libro stampato in forma di rotolino, che da una parte presenti le ‘100 domande sull’abbandono edilizio’ e dall’altra rilanci i contenuti di Piazza dell’Architettura attraverso l’interazione con il pubblico. I TweetBook, composti dai commenti di chiunque tweetterà su e di Piazza dell’Architettura attaverso gli hashtag di seguito indicati, saranno gratuiti.

L’evento si articolerà attraverso varie tappe ed interventi per l’intero arco della giornata:

a partire dalle ore 11 verrà descritta la modalità di interazione con l’installazione delle 100 domande, esposte nel pressi della postazione mobile: è da quel momento che prenderà avvio il lavoro della redazione mobile di U10. Si inizierà  quindi a produrre i TweetBook sotto gli hashtag  #piazzadellarchitettura e #paesaggisprecati, la relativa stampa istantanea su rotolini di carta e la loro affissione al muro.

Questa azione si concluderà alle ore 18.30 con la presentazione dei materiali prodotti durante tutta la giornata.

Nel pomeriggio, alle ore 16.00, organizzato con il format ideato da p.èn.lab, è in programma Accento – 100 minuti di idee&musica per un manifesto sul riuso urbano.

In Italia il panorama delle nuove realtà che operano nel campo della rigenerazione urbana e del riuso temporaneo è molto ricco e variegato, le principali di queste sono invitate a questo incontro per confrontarsi  e cimentarsi con l’ormai collaudata formula  ACCENTO: Accento è tutto dal vivo, interventi e musica, due eventi che si intrecciano continuamente; è uno spettacolo, un momento di incontro e di scambio: palcoscenico e platea si osservano e si ascoltano. 10 oratori, ognuno dei quali ha a disposizione 7 minuti per parlare, presentare, mettere in scena, raccontare il proprio lavoro, la propria visione o filosofia. Allo scadere dei 7 minuti suonerà la musica live per 3 minuti. L’obiettivo dell’incontro è quello di raccogliere materiali e contributi per la costruzione di una piattaforma nazionale sul riuso urbano.

Programma:
Museo revoltella bookshop ore 11.00
presentazione del progetto, TweetBook #piazzadellarchitettura #paesaggisprecati work in progress

ore 18.30 TweetBook verso un #manifestodelriuso

Museo Revoltella auditorium ore 16.00 Accento – 100 minuti di idee&musica per un manifesto sul riuso urbano’  Interventi e presentazioni di:
Valeria Di Rosa – U10
Daniela Galvani e Andrea Sesta – Impossible Living
Massimo Gheno – Architetto Urbanista
Barbara Candotti – FAI Giovani FVG
Lucia Krasovec Lucas  – gruppo 78
Matteo Sartori – Clinica Urbana
Parasite 2.0
Paolo Fedrigo e Alessandro Santarossa – Primule Caserme
Maria Giulia Cantaluppi e  Isabella Inti – Tempo  RiuSo
Marco Svara – MANIFETSO2020

Interventi musicali di Riccardo Morpurgo
Voce narrante: Lorenzo Zuffi

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Tavola rotonda virtuale 3/3

Fotografia  concessa da: www.architetturadipietra.it

Fotografia concessa da: http://www.architetturadipietra.it

Terzo ed ultimo contributo dei protagonisti della tavola rotonda sul tema “Conservare il futuro”, l’intervista a Giovanni Vragnaz.

D: Nel dibattito lei ha sottolineato come la scala del problema “sostenibilità” sia planetaria ed ha posto l’interrogativo di fondo “Chi decide cosa”? In pratica chi si farà carico di affrontare la questione? È un problema corporativo e dipende cioè solo dagli architetti? È compito della politica? Lei cosa risponde a
questi suoi interrogativi?
V: E’ difficile dare una risposta che abbia anche una qualche operatività e non sia infinitamente presuntuosa. La dimensione ed urgenza dei problemi che siamo chiamati ad affrontare pare mettere in discussione le forme stesse della formazione del consenso su cui si sono fondate le nostre democrazie occidentali, reclamando poteri centrali che al contempo temiamo.
Il tema generale della sostenibilità ambientale che coincide con l’interrogativo sulle forme dello sviluppo economico e sociale dell’intero pianeta , e quindi con la questione generale della giustizia e ridistribuzione delle risorse, è senz’altro inerente anche all’architettura , nella sua nozione allargata ( morrisiana, moderna, che Albrecht assume come presupposto), ma pare non essere questione di architetti. Lo sarà solo in quanto questi saranno – prima, ed innanzitutto, cittadini del mondo e soggetti politici. In volume di cui parliamo mi pare infatti che , sotto l’ottimismo ( della volontà) che conosco nel suo autore, sembra raccontarci come il nostro mestiere abbia ancora un senso solo se fondato su quell’etica della responsabilità che si esprime come consapevolezza civile.
Credo che nella storia della nostra disciplina tutto ciò conduca ad un nuova necessaria riflessione sulla sua dimensione politica e con questo sul suo ruolo nei rapporti di produzione. Discorsi che sembravano usciti dalla porta che rientrano ora e prepotentemente dalla finestra, facendo sì che si calmino le illusioni di nuovi ruoli demiurgici della disciplina, che ogni tanto sembrano riapparire.

D: Il libro di Albrecht può candidarsi ad essere punto di riferimento, base teorico/filosofica per un’operare consapevole all’interno della professione di architetto? quale altro testo suggerirebbe per la questione sostenbilità?
V: Il libro di Albrecht è molto utile perchè può dare fondamento, respiro e dignità ad un dibattito ( se si può chiamare tale) altrimenti appiattito sul presente, dove frequentemente si affrontano illusioni neotecnocratiche contro nostalgie naturalitistiche solo regressive. O, peggio, solo questioni di risparmio energetico, dove hanno la meglio impiantisti , idraulici e fisici tecnici.
Il libro riordina un confronto che ha avuto origine con la rivoluzione industriale stessa e illustra anche i vicoli ciechi ed i fallimenti di coloro che erano critici verso le sue conseguenze, e anche in questo è utile.
Non me la sento qui di suggerire altri testi : si tratta della formazione , spesso molto privata, di una scelta di campo, di sensibilità verso la natura , l’ambiente, la sua storia, gli altri. E’ evidente che sono fondamentali Ovidio quanto i Vangeli, Carlo Marx ed un trattato di biologia.

D: È secondo lei possibile vedere un giorno i grandi nomi dell’architettura e dell’urbanistica attorno ad un tavolo per discutere di strategie e programmi condivisi per la sostenibilità in architettura (una sorta di CIAM) oppure oramai quel genere di cose appartiene all’epoca delle ideologie?
V: Premesso che non credo alla fine delle ideologie, non credo nell’utilità oggi di tali forme di organizzazione. Forse gli architetti farebbero bene a discutere fra loro delle conseguenze della questione ambientale , che sono molto profonde, sulla propria disciplina. E’ impressionante infatti come la cosiddetta crisi della teoria- che è indubbia- trovi modo di manifestarsi proprio sulle questioni più rilevanti, come questa.
Io credo che a partire da una riflessione radicale sul significato del nostro lavoro, quale ci viene richiesta, si possa poi dare un contributo attraverso il progetto anche ad altre pratiche – come il confronto politico.

D: Polita sottolineava come il mestiere dell’architetto è legato a doppio filo col mercato e questo gioca forse a sfavore nell’affrontare questo genere di problemi, lei cosa pensa a riguardo?
V: Non voglio banalizzare l’obbiezione, che è molto profonda e che va tenuta presente quotidianamente: per affrontarla. Sappiamo per certo che individualmente non la supereremo. Sappiamo anche che il nostro è un lavoro, con particolari responsabilità, ma che resta entro le regole del lavoro dentro la società capitalistica. Che però non è il migliore dei mondi possibili :“ un’architettura degna dell’uomo – sciveva Adorno nel 1965 -deve avere degli uomini e della società una opinione migliore di quella corrispondente al loro stato reale” . Agire in questo spazio senza illusioni affinchè “le cose non perdano tutto il Ioro significato”, resta un dovere.

Vai all’intervista di Benno Albrecth
Vai all’intervista di Giulio Polita

Francesco Iuretig
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