#Save the Date – Studi Aperti – Studio Zelco Lazzari

Oggi primo appuntamento con gli studi di architettura che hanno aderito a Studi Aperti.
Alle ore 16:00 aprirà le porte alla città lo studio Zelco Lazzari in riva Grumula 2, primo piano, per incontrare uno degli studi più interessanti della città.

In ogni #save the date troverete un’intervista ai proprietari dello studio in modo da poter conoscere il loro pensiero sui temi affrontati all’interno di questa edizione di Piazza dell’Architettura.

Intervista a Luciano Lazzari:

D: Tra i vostri lavori troviamo il piano di riconversione per l’area ex-Stock di Roiano e piazza Caliterna a Muggia, ci sono strategie progettuali comuni tra questi piani e quello per la futura Piazza Libertà?
L: I tre progetti citati sono diversi tra di loro: uno trasforma un area industriale dismessa, uno disegna una nuova piazza sopra un garage interrato e l’altro riqualifica e razionalizza una piazza esistente. Tutti e tre hanno comunque la strategia comune di Riuso – ovvero l’adeguamento di spazi comuni a nuove esigenze o addirittura la creazione di nuovi spazi pubblici da situazioni degradate o non utilizzate. La strategia è lo sfruttamento intelligente e responsabile per il Bene Comune.

D: Per quanto riguarda la sostenibilità uno dei vostri ultimi lavori è il palazzo di via Giustinelli, un edificio energeticamente quasi passivo e dotato di sistemi di produzione di energia pulita. Ci potete descrivere in particolare quali sono state le sfide che avete dovuto affrontare in questo progetto?
L: La sfida è quella di credere in una visione, dove il Committente spende somme importanti, dove i progettisti (intesa come squadra completa del progetto globale) si impegnano in modo straordinario per creare una realizzazione che investe nel futuro, nella consapevolezza di essere pionieri in un progetto che è precursore del modo di costruire che, per necessità, probabilmente presto diventerà lo standard minimo.

D: Sostenibilità e riuso sono termini molto inflazionati, rischiano di perdere di significato: la vostra definizione di sostenibilità.
L: E’ vero che le due parole sono molto inflazionate, ma bisogna riscoprire in loro il vero significato – tutti due i concetti nascono dalla Necessità e da questo si evince l’importanza della Responsabilità. I Francesi già usano il termine ‘architecture responsable’ al posto di architettura sostenibile. La sostenibilità ed il riuso non significa altro che agire in modo RESPONSABILE nell’utilizzo delle nostre risorse e questo, passata la sbornia dell’era (fittizia) delle risorse infinite, non è null’altro che riscoprire il modo corretto di gestire il nostro patrimonio naturale, ambientale e costruito – come si faceva millenni fa, per necessità.

D: Questa edizione di Piazza dell’architettura è differente dalla prima, cosa vi sentite di suggerire per la prossima edizione?
L: L’idea originale, quella di portare l’Architettura alla gente e di far conoscere il nostro mondo al pubblico in modo diretto e semplice, mai come oggi diventa essenziale per aiutare a riportare credibilità e con essa, futuro per la nostra professione. Questa direzione va perseguita ed ampliata, pensando sempre più ai moderni metodi di comunicazione e diffusione di informazione.
A breve le risposte dell’arch.Paolo Zelco.

Francesco Iuretig
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L’accesso alle mostre è gratuito per tutti gli iscritti all’Ordine degli architetti PPC di Trieste e per tutti coloro che faranno richiesta alla segreteria dell’Ordine, inviando una mail ad architettitrieste@archiworld.it o telefonando allo 040.768720 (da lunedì a venerdì ore 11-13).
Le mostre ancora visitabili sono:
fino al 28 gennaio compreso:
Architetti in prospettiva: progetti under 40 in mostra
MODERNISM IN-BETWEEN – The Mediatory Architectures of Socialist Yugoslavia’, rispettivamente ospitate al V e al III piano del Museo Revoltella.
fino al 24 febbraio 2013:
Retrouver Trieste’, presso la Sala Scarpa del Museo Revoltella.
Chiuse le mostre:
‘Deserted Utopia’
‘Trieste vista da Graz’
‘[ARCHITRIP!] Lacaton&Vassal: strategie e retoriche del low cost’.
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#Save the date – Studi Aperti

Venerdì 18 gennaio alle ore 18:00 nello spazio “Contemporary” (gentilmente concesso da Mazzini Immobiliare) in via San Nicolò sull’angolo con via Cassa di Risparmio si terrà l’evento inaugurale di Studi Aperti dove interverrà Paolo Vrabec, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Trieste, oltre agli architetti coinvolti nella manifestazione.
Durante la serata ogni studio partecipante illustrerà un progetto o un’idea legata al tema del Riuso, filo conduttore di questa edizione di Piazza dell’Architettura.

Dopo la serata inaugurale seguiranno gli eventi dei singoli studi, ecco il calendario completo:

Lunedì 21 gennaio dalle ore 16:00 Studio Zelco Lazzari (riva Grumula 2)
Martedì 22 gennaio dalle ore 18:00 Studio Corti (via Corti 3B)
Venerdì 25 gennaio doppio appuntamento:
dalle ore 18:00 Star Associati (via Della Valle 2)
dalle ore 18:00 Metroarea Architetti Associati (via Cadorna 21a)
Martedì 29 gennaio dalle ore 18:00  Studio Panizon (via dei Leo 6/A )
Mercoledì 30 gennaio dalle ore 18:00 Spazio Bra11 (via Bramante 11 angolo via San Giusto)
Giovedì 31 gennaio doppio appuntamento:
dalle ore 15:00 Studio Torlo (via Silvio Pellico 1)
dalle ore 18:00 Studio Bloccari (via del Monte 21)
Venerdì 1 febbraio dalle ore 18:00 Studio Architec (Piazza S.Antonio 2)

Studi Aperti è una bella occasione per entrare a contatto con gli architetti della città, conoscere il loro pensiero, i loro progetti  e poter entrare nei loro studi che spesso sono dei luoghi affascinanti, colorati e sorprendenti.
L’iniziativa prende spunto da ‘Atelier ouverts’ nata a Strasburgo nel 1999 che prevede l’apertura di studi di architettura e atelier d’artisti nel corso di due week-end consecutivi in primavera.

Francesco Iuretig
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-Mettiamo l’àccèntò sull’àbbandòno-

_quando il collaterale diventa protagonista_

11 Gennaio 2013,

siamo tornati in piazza, una piazza piena di emozioni  a quanto pare!

Si è tenuto infatti ieri l’evento che ha come protagonista il tema dell’abbandono edilizio, affrontato però attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e condivisione. La differenza sostanziale con le frequenti inchieste sulla questione sta proprio nell’utilizzo dei mezzi utilizzati per quest’indagine; i fautori del progetto, Manifetso2020 e Salone Gemma, hanno infatti realizzato un  ebook che raccoglie 100 domande sul tema dell’abbandono edilizio. Quest’ultimo è il prodotto di una campagna di indagine attraverso Instagram e Twitter che raccoglie foto e contributi testuali sotto l’hashtag #paesaggisprecati e da un sito internet che descrive il progetto.

A dare il via all’evento, sono stati i padroni di casa Manifetso 2020 e Salone Gemma con la collaborazione della piattaforma editoriale U10, produttori dell’ebook sopracitato. Durante la mattinata sono stati stampati una serie di TweetBook sul tema ed è stato reso noto il calendario della giornata. Complice forse l’orario un po’ infelice, la partecipazione del pubblico durante la fase iniziale non è stata degna delle aspettative, ed ha forse fatto mancare l’interazione aspettata per questo tipo di evento.

La seconda parte: solo posti in piedi e forse per la prima volta, la maggior parte erano occupati dalla tanto ricercata categoria degli under 30.

Alle 16.00 infatti è iniziato Accento – 100 minuti di idee&musica per un manifesto sul riuso urbano.

Il successo dell’evento è probabilmente dovuto al particolare format utilizzato dagli organizzatori: p.èn.lab.

I 100 minuti sono stati infatti in grado di appassionare i presenti in sala. I 10 oratori, provenienti da diverse parti d’Italia(Valeria Di Rosa – U10, Daniela Galvani e Andrea Sesta – Impossible Living, Massimo Gheno – Architetto Urbanista, Barbara Candotti – FAI Giovani FVG, Lucia Krasovec Lucas – gruppo 78, Matteo Sartori – Clinica Urbana, Parasite 2.0, Paolo Fedrigo e Alessandro Santarossa – Primule Caserme,  Maria Giulia Cantaluppi e Isabella Inti – Tempo RiuSo, Marco Svara – MANIFETSO2020) avevano a disposizione 7 minuti per spiegare il proprio lavoro nel campo della rigenerazione urbana; tra un oratore e l’altro vi era il magnifico intervento del musicista Riccardo Morpurgo, che aveva l’arduo compito di non far scemare l’emozione che di uno in uno gli oratori riuscivano a destare nel pubblico.  Il tutto narrato dalla splendida voce di Lorenzo Zuffi.

Insomma, l’atmosfera era quella di uno spettacolo ricco di emozioni e spunti  che hanno dato gli imput per il raggiungimento dell’obiettivo della manifestazione: la costruzione di una piattaforma nazionale sul riuso urbano.

Anna Savron

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#Save the date – 100domande sull’abbandono edilizio

Riparte Piazza dell’architettura con gli eventi collaterali: ricordiamo l’appuntamento per venerdì 11 gennaio 2012 con l’evento composito che indaga le questioni dell’abbandono edilizio attraverso i nuovi sistemi di comunicazione e la condivisione di contenuti.

Il progetto è a cura delle associazioni Manifetso2020 e Salone Gemma che, in occasione della 13a Biennale di Architettura di Venezia, hanno lanciato un indagine sulla questione dell’abbandono edilizio, attraverso un progetto composto da un prodotto editoriale, ovvero un ebook che raccoglie 100 domande sull’abbandono edilizio, da una campagna di indagine attraverso Instagram e Twitter che raccoglie foto e contributi testuali sotto l’hashtag #paesaggisprecati e da un sito internet che descrive il progetto.

La piattaforma editoriale U10 – Michele Aquila, Valeria Di Rosa e Giulia Fiorista, che ha prodotto e pubblicato l’ebook delle 100 domande, sarà presente a Trieste per una giornata dedicata alla creazione di una serie di TweetBook, ovvero un mini libro stampato in forma di rotolino, che da una parte presenti le ‘100 domande sull’abbandono edilizio’ e dall’altra rilanci i contenuti di Piazza dell’Architettura attraverso l’interazione con il pubblico. I TweetBook, composti dai commenti di chiunque tweetterà su e di Piazza dell’Architettura attaverso gli hashtag di seguito indicati, saranno gratuiti.

L’evento si articolerà attraverso varie tappe ed interventi per l’intero arco della giornata:

a partire dalle ore 11 verrà descritta la modalità di interazione con l’installazione delle 100 domande, esposte nel pressi della postazione mobile: è da quel momento che prenderà avvio il lavoro della redazione mobile di U10. Si inizierà  quindi a produrre i TweetBook sotto gli hashtag  #piazzadellarchitettura e #paesaggisprecati, la relativa stampa istantanea su rotolini di carta e la loro affissione al muro.

Questa azione si concluderà alle ore 18.30 con la presentazione dei materiali prodotti durante tutta la giornata.

Nel pomeriggio, alle ore 16.00, organizzato con il format ideato da p.èn.lab, è in programma Accento – 100 minuti di idee&musica per un manifesto sul riuso urbano.

In Italia il panorama delle nuove realtà che operano nel campo della rigenerazione urbana e del riuso temporaneo è molto ricco e variegato, le principali di queste sono invitate a questo incontro per confrontarsi  e cimentarsi con l’ormai collaudata formula  ACCENTO: Accento è tutto dal vivo, interventi e musica, due eventi che si intrecciano continuamente; è uno spettacolo, un momento di incontro e di scambio: palcoscenico e platea si osservano e si ascoltano. 10 oratori, ognuno dei quali ha a disposizione 7 minuti per parlare, presentare, mettere in scena, raccontare il proprio lavoro, la propria visione o filosofia. Allo scadere dei 7 minuti suonerà la musica live per 3 minuti. L’obiettivo dell’incontro è quello di raccogliere materiali e contributi per la costruzione di una piattaforma nazionale sul riuso urbano.

Programma:
Museo revoltella bookshop ore 11.00
presentazione del progetto, TweetBook #piazzadellarchitettura #paesaggisprecati work in progress

ore 18.30 TweetBook verso un #manifestodelriuso

Museo Revoltella auditorium ore 16.00 Accento – 100 minuti di idee&musica per un manifesto sul riuso urbano’  Interventi e presentazioni di:
Valeria Di Rosa – U10
Daniela Galvani e Andrea Sesta – Impossible Living
Massimo Gheno – Architetto Urbanista
Barbara Candotti – FAI Giovani FVG
Lucia Krasovec Lucas  – gruppo 78
Matteo Sartori – Clinica Urbana
Parasite 2.0
Paolo Fedrigo e Alessandro Santarossa – Primule Caserme
Maria Giulia Cantaluppi e  Isabella Inti – Tempo  RiuSo
Marco Svara – MANIFETSO2020

Interventi musicali di Riccardo Morpurgo
Voce narrante: Lorenzo Zuffi

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Tavola rotonda virtuale 3/3

Fotografia  concessa da: www.architetturadipietra.it

Fotografia concessa da: http://www.architetturadipietra.it

Terzo ed ultimo contributo dei protagonisti della tavola rotonda sul tema “Conservare il futuro”, l’intervista a Giovanni Vragnaz.

D: Nel dibattito lei ha sottolineato come la scala del problema “sostenibilità” sia planetaria ed ha posto l’interrogativo di fondo “Chi decide cosa”? In pratica chi si farà carico di affrontare la questione? È un problema corporativo e dipende cioè solo dagli architetti? È compito della politica? Lei cosa risponde a
questi suoi interrogativi?
V: E’ difficile dare una risposta che abbia anche una qualche operatività e non sia infinitamente presuntuosa. La dimensione ed urgenza dei problemi che siamo chiamati ad affrontare pare mettere in discussione le forme stesse della formazione del consenso su cui si sono fondate le nostre democrazie occidentali, reclamando poteri centrali che al contempo temiamo.
Il tema generale della sostenibilità ambientale che coincide con l’interrogativo sulle forme dello sviluppo economico e sociale dell’intero pianeta , e quindi con la questione generale della giustizia e ridistribuzione delle risorse, è senz’altro inerente anche all’architettura , nella sua nozione allargata ( morrisiana, moderna, che Albrecht assume come presupposto), ma pare non essere questione di architetti. Lo sarà solo in quanto questi saranno – prima, ed innanzitutto, cittadini del mondo e soggetti politici. In volume di cui parliamo mi pare infatti che , sotto l’ottimismo ( della volontà) che conosco nel suo autore, sembra raccontarci come il nostro mestiere abbia ancora un senso solo se fondato su quell’etica della responsabilità che si esprime come consapevolezza civile.
Credo che nella storia della nostra disciplina tutto ciò conduca ad un nuova necessaria riflessione sulla sua dimensione politica e con questo sul suo ruolo nei rapporti di produzione. Discorsi che sembravano usciti dalla porta che rientrano ora e prepotentemente dalla finestra, facendo sì che si calmino le illusioni di nuovi ruoli demiurgici della disciplina, che ogni tanto sembrano riapparire.

D: Il libro di Albrecht può candidarsi ad essere punto di riferimento, base teorico/filosofica per un’operare consapevole all’interno della professione di architetto? quale altro testo suggerirebbe per la questione sostenbilità?
V: Il libro di Albrecht è molto utile perchè può dare fondamento, respiro e dignità ad un dibattito ( se si può chiamare tale) altrimenti appiattito sul presente, dove frequentemente si affrontano illusioni neotecnocratiche contro nostalgie naturalitistiche solo regressive. O, peggio, solo questioni di risparmio energetico, dove hanno la meglio impiantisti , idraulici e fisici tecnici.
Il libro riordina un confronto che ha avuto origine con la rivoluzione industriale stessa e illustra anche i vicoli ciechi ed i fallimenti di coloro che erano critici verso le sue conseguenze, e anche in questo è utile.
Non me la sento qui di suggerire altri testi : si tratta della formazione , spesso molto privata, di una scelta di campo, di sensibilità verso la natura , l’ambiente, la sua storia, gli altri. E’ evidente che sono fondamentali Ovidio quanto i Vangeli, Carlo Marx ed un trattato di biologia.

D: È secondo lei possibile vedere un giorno i grandi nomi dell’architettura e dell’urbanistica attorno ad un tavolo per discutere di strategie e programmi condivisi per la sostenibilità in architettura (una sorta di CIAM) oppure oramai quel genere di cose appartiene all’epoca delle ideologie?
V: Premesso che non credo alla fine delle ideologie, non credo nell’utilità oggi di tali forme di organizzazione. Forse gli architetti farebbero bene a discutere fra loro delle conseguenze della questione ambientale , che sono molto profonde, sulla propria disciplina. E’ impressionante infatti come la cosiddetta crisi della teoria- che è indubbia- trovi modo di manifestarsi proprio sulle questioni più rilevanti, come questa.
Io credo che a partire da una riflessione radicale sul significato del nostro lavoro, quale ci viene richiesta, si possa poi dare un contributo attraverso il progetto anche ad altre pratiche – come il confronto politico.

D: Polita sottolineava come il mestiere dell’architetto è legato a doppio filo col mercato e questo gioca forse a sfavore nell’affrontare questo genere di problemi, lei cosa pensa a riguardo?
V: Non voglio banalizzare l’obbiezione, che è molto profonda e che va tenuta presente quotidianamente: per affrontarla. Sappiamo per certo che individualmente non la supereremo. Sappiamo anche che il nostro è un lavoro, con particolari responsabilità, ma che resta entro le regole del lavoro dentro la società capitalistica. Che però non è il migliore dei mondi possibili :“ un’architettura degna dell’uomo – sciveva Adorno nel 1965 -deve avere degli uomini e della società una opinione migliore di quella corrispondente al loro stato reale” . Agire in questo spazio senza illusioni affinchè “le cose non perdano tutto il Ioro significato”, resta un dovere.

Vai all’intervista di Benno Albrecth
Vai all’intervista di Giulio Polita

Francesco Iuretig
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Tavola rotonda virtuale 2/3

Fotografia di: ©davidemariapalusa ©micheleradoslovich

Seconda parte della tavola rotonda virtuale, continuazione di quella del primo dicembre.
Intervista a Giulio Polita:

D: Durante il dibattito ad un certo punto sottolinei il fatto che l’immagine dell’uomo-pesce, potrebbe non essere un deterrente, ma una prospettiva possibile; intendevi dire che una mutazione, una modificazione dell’ambiente (nel senso ampio del termine) potrebbe portare a riconsiderare alcuni aspetti negativi come risorse o semplicemente come un nuovo stato da accettare acriticamente?
P: Durante il dibattito ho voluto sottolineare l’importanza di guardare dietro le immagini, per liberarne la molteplicità di contenuti reconditi, nascosti, talvolta indipendenti dalle intenzioni stesse degli autori, di guardarle quindi criticamente, recuperandone insomma tutte le risorse produttive.
E’ evidente che il discorso non si limita alla responsabilità di chi guarda: una buona immagine è quella che mette la nostra capacità di analisi, il saper vedere di cui parla Benno, non tanto nella condizione di operare uno smontaggio dei dispositivi rettorici che la sostengono, ma che offre all’osservatore un patrimonio di contraddizioni irrisolte che aprano a prospettive altre da quelle che oggi riteniene possibili.
Che cosa accadrebbe allora se nell’immagine di cui parliamo mettessimo tra parentesi l’istanza intimidatatoria che fa leva sul terrore per la perdita di identità?
La mutazione è già in atto e dobbiamo esserne consapevoli, se vogliamo orientarla verso orizzonti non di mera sopravvivenza, ma di miglioramento delle condizioni oggetive di vita.

D: Ritornando sulla questione della mercificazione di ogni aspetto umano intuita dai pensatori romantici e considerando che l’architettura è obbligata a fare i conti col tempo breve del mercato, trattando essa di uno degli aspetti più importanti del vivere, lo spazio, l’architettura può realmente affrancarsi dal mercato ed intraprendere una strada di sostenibilità concreta?
P: Molti aspetti della sostenibilità evadono le possibilità operative dell’architettura, ma lo spazio è davvero una risorsa indispensabile alla vita. Non può quindi stupire che sia sempre stato oggetto precipuo dell’attenzione del sistema dominante: organizzarlo, codificarlo, territorializzarlo, è condizione prima al controllo degli equilibri.
Il progetto contemporaneo assume lo spazio esistente e lo rigenera come merce; esiste tuttavia la possibilità per l’architettura di produrre scenari inattesi, capaci di veicolare paradigmi dagli esiti imprevedibili, di proiettarli nel futuro per verificarne le reali conseguenze.
Ciò che è già stato detto per le immagini vale a maggior ragione per l’architettura, la cui pervasività negli stili di vita è certamente maggiore.

D: E in che modo il meccanismo del tempo breve e quello del tempo lungo possono incontrarsi in maniera fertile a favore di una strategia efficace per la sostenibilità in architettura?
P: La temporalità è dimensione prima e fondante nella definizione dello spazio architettonico. L’esito di molti conflitti è stato deciso dall’azione, rapida e locale, di un’avanguardia evanescente davanti ad un fronte compattamente organizzato, ma per restituire attualità a questo dato storico è necessaria una strategia di lungo periodo per il superamento del ricatto reciproco su cui si fonda la colonizzazione dell’immaginario.

Vai all’intervista di Giovanni Vragnaz
Vai all’intervista di Benno Albrecht

Francesco Iuretig
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